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Il temporale

L'aria di campagna non è così salutare come dicono i calabroni, forse perché quaggiù, nell'umida fanghiglia, si vive peggio che in cielo. Ogni giorno si lavora a cottimo fino a tarda sera, risalendo le odorose piantine di pomodoro che il Signor K. coltiva nel proprio orticello.
Certo, è un'esistenza grama, la mia, priva di grosse soddisfazioni; ma almeno non mi stanco come le altre formiche che, in rigide frotte, covano chissà quale speranza raggranellando riserve per il prossimo inverno. Poverette, a guardarle mi vien spesso da chiedermi a che valga tanto sforzo, se l'attesa del freddo e della pioggia non sia essa stessa il male che ora ci impedisce di godere del nostro tempo.
E dire che una volta ero come loro; lavoravo, pensavo e sognavo come loro. Un'estate mi capitò persino d'innamorarmi; era una formica timida ma solare, lei, incline al sorriso ogni volta che, di lontano, ne cercavo lo sguardo. Ben presto mi resi però conto che avevo zampette troppo corte per arrivare al suo cuore. Lì per lì, giovane innamorato, piansi a dirotto. Tuttavia, finite le lacrime, mi feci forza al pensiero che soltanto nel sogno sarei riuscito ad amarla per sempre; e così è stato.
Lontano dal formicaio, vivo tranquillo all'ombra di un fico. Esco solo per necessità; e solo di notte. Non parlo più con nessuno e, se lo faccio, è, appunto, per mera sopravvivenza.
Ora, dei lampi terribili scuotono la stasi delle nuvole nere. Gli uccelli, come impazziti, volano in cerca di riparo. Nell'aria è palpabile la pesantezza di questo momento. Intanto il signor K., al sicuro, osserva imperturbabile la sua campagna dalla finestra.
Un quarto d'ora, non di più: tanto è durato il temporale. Adesso, tutto torna lentamente alla normalità. Il sole splende alto in un cielo finalmente azzurro e gli animali, con rinnovata speranza, si avviano ai loro commerci. Eppure qualcosa è cambiato: molte formiche sono morte sotto la pioggia battente. Altre sono fuggite non so dove, mentre, con un filo di compatimento, ne scrutavo il dolore a mezza luce.

 

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4 recensioni:

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  • frivolous b. il 31/05/2016 08:59
    Una bella fiaba! Scritta con tutti i crismi (ci ho letto anche accenni all'attualità!), e con tanto di morale della favola... bravo!
  • vincent corbo il 20/05/2016 06:21
    Mi sembra che, rispetto ad altri precedenti racconti, tu abbia preferito un'impostazione leggermente diversa, apprezzabile e con una leggero tocco malinconico. In evoluzione.
  • Vincenzo Capitanucci il 20/05/2016 05:49
    Un temporale.. di tempo reale... Lontano dal formicaio, vivo tranquillo all'ombra di un edenico fico... e ne scruto il dolore a mezza luce... Splendido... Antonino...
  • Rocco Michele LETTINI il 19/05/2016 18:50
    UN PIACEVOLE RACCONTO SEQUELATO CON ACUME E TANTA NATURALEZZA.
    IL MIO ELOGIO E LA MIA SERENA SERATA ANTONINO.

2 commenti:

  • Antonino R. Giuffrè il 20/05/2016 09:01
    Grazie a tutti! @Vincent, ne è passato di tempo dall'ultima volta che hai letto un mio racconto; un cambiamento doveva pur esserci.
    @Vincenzo, non avevo pensato a K. come la personificazione del capitalismo; tuttavia la tua interpretazione è più che legittima. In fondo K. può essere Dio, un demiurgo, Kafka, Keplero... chi può dirlo?
  • Vincenzo Capitanucci il 20/05/2016 05:55
    K... come capitalismo... lo metto sulla mia pagina su Fb... grazie Antonino..

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