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Diario 21/05/2016 Ampliato e corretto

S'è talmente tanto ricchi d'ardore, quando si viene a sto mondo, ch'i pallettoni che si sparano per una vita intera, se restassero accomodati dentro di noi, in fondo a noi, e per l'eternità, ecco, per un istante solo, quella sarebbe la felicità.
Chi poteva immaginarsela sta frenetica notte dopo una vita spesa bene, a dirla tutta, in verità, nella spensieratezza più assoluta.
Spensieratezza. Una parola sola. E noi altri giovani a trastullarci è vero con quelle ambigue pollastre che la gioventù le chiama le compagne dell'amore, noi immersi inesorabilmente nella lotta per la rivitalizzazione, noi liberi, rocciosi, guerriglieri ed aperti a quella vita così scevra da contaminazioni che era la gioventù. E che vita! Una vita che neanche il più felice degli uomini maturi poteva immaginarsi così perfetta.
Si facevano progressi in materia di giovialità, si diventava gonfi di passione e vivi, vivi come poiane, perché mentalizzati e cresciuti al punto giusto per affrontare il mondo.
Ricordo ancora le ore spese bene tra i banchi di scuola o nei bar, come spettatori melanconici di quella grande luce che ci si riproponeva davanti. E non avevamo paura. Mai. Il coraggio era la nostra grande forza. Perché quando si è incoscienti, incoscienti nel midollo, incoscienti fino a rischiare la pelle, il coraggio è tutto quello che si possiede.
La maturità è come una sorta di strana piscina vuota dove s'attaccano di sotto i residui calcarei della vita che scorre. Quella lordura è lo svuotamento, la perdita di motivazioni, l'annichilimento delle energie. Si finisce pian piano, quasi senza rendersene conto, in quel calderone così ostile e putrido che è l'anticamera della morte: l'età adulta. E allora vattene alla grande con quest'andirierivieni di routine, con questa danza così macabra e proprio niente gioviale che diventa la vita quando si raggiunge una certa età. È questa la notte, l'insieme di paure e mancanza di motivazioni, la noia, la grossa noia, la grossa ed impervia noia che ti porta, appunto, dal paradiso della spensieratezza alla prigione della responsabilità.
Non potevamo mica farci nulla, noi, a diventare adulti. Era così, il corso naturale delle cose. C'è un tempo per gioire, un tempo per conoscere approssimativamente lo strato superficiale delle cose, e poi la rivelazione, il mondo che ti si spalanca, così, privo di opportunità. Il mondo era tutto quello che nuoceva allo spirito.
Eppure una fuga dal mondo faceva paura. La noia era a destare paura. Trovare delle attività, diventare grande senza mai smarrire il bambino che ti giace dentro. Ma quella mica è una robetta da niente. No, non è mica una robetta da niente.

 

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3 recensioni:

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  • frivolous b. il 31/05/2016 14:23
    Dio quanto mi ci riconosco e in tutto... grazie di "avermi dato voce"!
  • Rocco Michele LETTINI il 23/05/2016 04:10
    Un attento et espressivo racconto... per riflettere... per correggerci...
    Lieta settimana Ferdinando.
    *****
  • Vincenzo Capitanucci il 22/05/2016 12:55
    C'è un tempo per gioire... un tempo per conoscere... e poi la rivelazione...

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