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Essere o avere se stessi?

Non è come l'inflazionata - anche stanca, ma anzitutto inflazionata - retorica frommiana vorrebbe farci credere: "essere se stessi" è un ideale che non ci giova affatto; al contrario, tanto più la nostra personalità si esibisce senza reticenze sul palcoscenico dell'esistenza, quanto meno è probabile che essa incontri una felice rispondenza nel sentire della gente. La quale viene ammaliata - e vinta - da quelle parole che, pur belle, sguazzano nella menzogna.
Anziché rincorrere lo scrignuto mostro dell'"essere se stessi", la mia scelta è stata quella di frantumarla ad oltranza, questa puttana della personalità, non a caso definita da Jacob "nient'altro che un errore"; un errore a cui, aggiungo io, destiniamo ogni nostra speranza di essere - malgrado tutto - compresi. Così, negli anni, traendo i miei modelli dalla letteratura, sono stato il Florentino Ariza di Marquez, il quale "pensava all'amore come a uno stato di grazia" e, allo stesso tempo, lo Stavrogin di Dostoevskij, che infrangeva ogni norma del comune buon senso "con due o tre inconcepibili villanie [...] del tutto puerili e monellesche"; sono stato il Giovanni Drogo di Buzzati, il quale, nella sua fortezza Bastiani, comprese che gli uomini "per quanto possano volersi bene, rimangono sempre lontani" e - non l'avrei mai detto - il Franco Maironi di Fogazzaro, che, dilettandosi di poesia e musica, era "tutto vibrante di una commozione senza nome"; ma sono stato anche, sì, John Silver, Alberto Fernandez, Roquentin, persino Macbeth e Riccardo III all'occorrenza; e chissà quanti altri ancora, se solo me ne ricordassi.
Più utile - e realistico - mi è sembrato invece il principio dell'"avere se stessi", cioè non dipendere mai da un sì o da un no, da un silenzio o da una risposta che viene da questa o da quell'altra persona, nostra amica o, magari, semplice conoscente; è un meccanismo di autodifesa, in fondo: serve a preservare l'integrità del nostro animo. Se io "ho me stesso", se riesco a reagire in piena autonomia, allora io "ho tutto"; e non ho neppure bisogno di "essere me stesso", anche perché le persone, generalmente, dicono che sei te stesso quando riscuoti il loro gradimento.

 

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5 recensioni:

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  • frivolous b. il 05/11/2016 15:59
    Devo dire che mi ha colpito molto, mi affascinato e appassionato... mi ha anche irritato questa tua riflessione, ma mi ha irritato come sempre san fare solo le cose vere...
  • Don Pompeo Mongiello il 27/05/2016 11:59
    Pur non amando i racconti devo dire che questo tuo mi piace.
  • Vincenzo Capitanucci il 27/05/2016 11:18
    leggere il titolo... mi ha fatto un colpo " apocalittico" ... leggerò il testo più tardi..
  • Ferdinando il 27/05/2016 09:44
    Una riflessione frutto di una mente sottile... complimenti, affascinato.
  • vincent corbo il 27/05/2016 09:35
    Essere se stessi sa di stantio, si dice ovunque e giustifica tutti i comportamenti. Quello bestemmia perché è se stesso, quell'altro piscia sul marciapiede ma è se stesso, non possiamo giudicare né condannare. Mi piace molto la tua riflessione, anche quando scrivi dell'"avere se stessi" e quando t'immedesimi nei tuoi modelli letterari.

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