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A cosa servono gli amici

Claudio era il mio migliore amico. Ci vedevamo abbastanza spesso e parlavamo molto. Parlavo io, soprattutto, e lui mi ascoltava. Ma quando parlava, diceva sempre le cose giuste. Niente consigli non richiesti, e mai, mai una volta che avesse detto una di quelle piccole cattiverie che quasi sempre gli amici si lasciano sfuggire. Prima d'incontrarlo, quel pomeriggio, stavo davvero malissimo. Poi, sulla panchina al parco, gli avevo confidato tutto.
"Lo fa apposta a farmi star male."
"Ma... pensi che sia sadico?" disse, con un'espressione colma di stupore. "Io credo sia solo molto confuso, questo sì." Bastò quello sguardo, e improvvisamente capii che stavo sbagliando.
"Beh... dice che prova compassione, ma è lui stesso che mi fa soffrire. Mi sento presa in giro! Che me ne faccio della sua compassione? Invece di compatirmi, non potrebbe cercare di farmi stare meglio?"
"Forse NON PUÒ farti stare meglio."
"Già. Ma perché fa così? Perché non mi risponde? Lo sa che così mi fa arrabbiare!"
"Forse perché toccare certi tasti gli fa male. Ha paura di soffrire. Forse ti sente troppo "calda". O forse sei troppo invadente. Ci sono persone che non vogliono essere toccate. È più forte di loro proteggersi, non lo fanno apposta. O magari vuole davvero punirti, come pensi tu... Non lo sapremo mai."
"Ma a parte questo... Io ho rovinato tutto. Non dovevo scrivergli."
"Ti sei tradita."
"Sì."
"E sei molto arrabbiata."
"Sì. Quando gli ho scritto che non sapevo che farmene della sua compassione, volevo proprio colpirlo, come si schiaccia la testa a un serpente."
"Vedi? Sei tu che sei un po' sadichella. La compassione è un sentimento nobile."
Fece una pausa. Anch'io non sapevo cosa dire.
"L'ultima volta ero riuscita a dirgli il fatto suo. Chi crede di essere per minacciare di non parlarmi più solo perché gli faccio delle domande intime? Io alle sue ho sempre risposto. L'ho sempre aiutato e confortato, mi preoccupavo per lui. E lui adesso mi accusa di invadere la sua privacy. Non c'è reciprocità. Io non sopporto le persone irriconoscenti."
Ero ancora molto arrabbiata. Lui mi ascoltava e taceva.
"E adesso mi sono tradita. Adesso non avrò più un'occasione per chiudere la partita a modo mio."
"No. Manderesti messaggi a vuoto. Se anche lo mandassi a quel paese di nuovo, non risponderebbe."
"Certo, lo so bene. E allora, come posso fare?"
"Forse è te stessa che devi perdonare. Ti sei tradita, sei ricaduta nel solito vecchio errore. È come se tu fossi allergica alle fragole, e poi, passato il mal di pancia, dimenticassi tutto e le mangiassi di nuovo. Ormai è fatta. Perdona te stessa."
"È te stessa che devi perdonare.". Un'improvvisa pace calò su di me. Lui non aveva colpa, almeno questa volta. Ora sapevo cosa dovevo fare.
"Allora ci vediamo sabato. Ciao intanto, buona serata."
"Ma, insomma... non so se sarà una buona serata."
"Su dai, forse andrà meglio, no?"
Tornando a casa, quella sera, mi sentivo già molto meglio. Avevo perdonato me stessa, e avevo capito qualcosa di me.

 

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2 recensioni:

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  • vincent corbo il 05/06/2016 06:14
    Bastano le parole giuste, dette con sincerità da una persona amica e qualcosa si può sistemare dentro di noi. Racconto piacevole.
  • Rocco Michele LETTINI il 04/06/2016 13:26
    ESPRESSIVO QUANTO RIFLESSIVO RACCONTO SAPIENTEMENTE SEQUELATO...
    IL MIO ELOGIO E IL MIO LIETO FINE SETTIMANA RO MI
    *****

2 commenti:

  • Ro Mi il 06/06/2016 19:43
    Ben detto Vincent! Purtroppo gli amici che sanno dire le parole giuste sono rari, ma quando ne trovi uno, trovi un tesoro
  • Ro Mi il 04/06/2016 19:24
    Grazie Rocco, buon fine settimana anche a te!

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