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L'appartamento

Presi in affitto un appartamento abbastanza grande ad un prezzo relativamente piccolo nel centro di Niscemi, una cittadina di trentamila abitanti a poca distanza da Gela. Dovevo fare delle supplenze in una scuola media e fare il pendolare non era nelle mie intenzioni. La casa aveva due stanze grandissime e anche una cucina spaziosa, due bagni e una terrazza, i mobili quasi nuovi, pensai di avere avuto fortuna. Il primo avvertimento che mi fu dato dai vicini fu quello di non affacciarmi al balcone, per via dei proiettili vaganti, molte persone erano rimaste ferite in passato. Alcuni erano rimasti uccisi.


La mia permanenza nella cittadina e in quella casa fu caratterizzata da sogni più o meno ricorrenti: sognavo un uomo con la faccia stralunata, sconvolta che correva verso una luce o pietrificato nell'atto di cercare qualcosa, qualcuno. Niscemi aveva tutte le caratteristiche delle cittadine del sud della Sicilia: una storia da scoprire, strade strette, colori abbaglianti e quello strano vento che soffia da sud trasportando la sabbia del deserto. Un giorno, sfogliando un giornale, rimasi di sasso nel riconoscere l'uomo dei sogni. Era il mago di Tobruk.


Il mago di Tobruk era stato mandato via da Niscemi nel 1969 con un foglio della questura che gli notificava un soggiorno obbligato in provincia di Savona, caso unico in Italia, per le truffe fatte ai compaesani, in genere profezie di guarigione. Ma il mago si spostò presto a Parigi fino all'estate del 1983, quando una telefonata lo costrinse a tornare a Niscemi. La figlia Patrizia era scomparsa da trentadue giorni e il mago decise di iniziare le ricerche. La ragazza diciannovenne, due anni prima si era invaghita di un uomo sposato, un piccolo mafioso di provincia. Del caso se ne occupò anche la trasmissione "Chi l'ha visto?"


Il mago fu freddato quella stessa estate, a colpi di pistola da un killer nella piazza principale di Niscemi.
Disperato, era andato in giro a far domande e, con molta probabilità, aveva scoperto la triste fine di Patrizia, uccisa dal suo convivente al culmine dell'ennesima lite. Un anno dopo fu ucciso anche lui, vittima della faida che insanguinava Niscemi.


La storia di un padre disperato viveva ancora dopo molti anni come un fantasma tra le mura di quella cittadina del sud, all'interno delle sue case antiche, nella sabbia trasportata dal vento e si era depositata nei miei sogni. Alcune storie non cessano mai di urlare, mai riposano, mai troveranno pace. Nei giorni di pioggia si sente ancora un piccolo cane guaire, lasciato solo, abbandonato in un luogo senza giustizia, che mai ne avrà.

 

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2 commenti     3 recensioni    

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3 recensioni:

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  • Rocco Michele LETTINI il 12/06/2016 19:49
    ESPLICITO QUANTO CHIARO VINCENTT.
    ESAUSTIVA SEQUELA.
    LIETA SERATA.
    *****
  • Don Pompeo Mongiello il 12/06/2016 17:54
    Un modo di descrivere le cose chiare e perfettamente padrone delle nostre patrie lettere.
  • Vincenzo Capitanucci il 12/06/2016 09:20
    bella Testimonianza Vincent.. condivido su fb..

2 commenti:

  • vincent corbo il 13/06/2016 06:18
    No, di ruolo no assolutamente... la scuola è bella ma non apre le porte a tutti i poetucoli che bussano alle sue porte! Bisogna essere poeti di serie A oppure raccomandati. Grazie a tutti per il contributo.
  • silvia leuzzi il 12/06/2016 19:15
    Che flash Vincent, in poche righe tutta la tragedia del Sud e ormai non solo. Ora mi auguro sei di ruolo, amico mio! Un abbraccio a rileggerci

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