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Dono, dovere, scelta

Nel suo film capolavoro "Il sapore della ciliegia", il poeta e regista iraniano Kiarostami si interroga sul significato dell'esistenza. In particolare se debba essere intesa come dono, dovere o scelta. Un uomo vaga per la desolata e pietrosa periferia di Teheran alla ricerca di qualcuno disposto a ricoprire di terra la sua fossa, qualora abbia avuto il coraggio di farla finita. Trova tre persone in successione: i primi due rifiutano l'offerta, il terzo uomo accetta non prima di avere raccontato la sua storia. Anch'egli covava un simile proposito, nel momento dell'atto fatidico aveva cambiato idea nell'assaporare il frutto del gelso.


Un film importantissimo che apre la strada a delle riflessioni cruciali. Anche a me è capitato di gustare il sapore dei gelsi, a dire il vero il gelato artigianale ai gelsi neri è qualcosa che apre le porte del Paradiso. L'unico gusto che amo e che mi ricorda momenti del passato, un senso di felicità.


La vita intesa come dono è un'idea affascinante che ce la fa accettare ben volentieri come un grande, grandissimo regalo, un pacco chiuso che contiene molte cose, anche il gelato artigianale ai gelsi neri. Se qualcuno ci fa un regalo, lo prendiamo. Appena scartato, dalla nostra espressione si capirà se il contenuto ci aggrada, ci rende felici oppure schifati. Se all'interno del pacco c'è un topo morto, ci metteremo a urlare in preda ad una crisi isterica, specie se siamo schizzinosi. Allora, cosa faremo? Nella migliore delle ipotesi, getteremo il pacco nel fiume.



La vita come dovere. Per molto tempo ho creduto che il mio dovere fosse quello di essere una brava persona, studiare e fare una carriera, rendere orgogliosi i miei genitori, fare del bene al mio prossimo. Oggi come oggi, ho smesso di credere a tutte queste stronzate. In giurisprudenza, il dovere è una specie di obbligo, più blando di un obbligo, che predispone a un diritto. Se ho un dovere da compiere non si scappa, avrò anche un diritto da far valere. Pensiamo al voto, ebbene il diritto al voto è anche un dovere... ma se il voto è truccato allora l'intero castello crollerà e con esso diritti e doveri.


Infine, la vita come scelta. Il personaggio di Kiarostami vuole scegliere ma per farlo ci vuole coraggio, qualcosa che gli manca fino in fondo. Chiamiamolo istinto di autoconservazione. Lui vorrebbe farla finita, perchè crede nella sua scelta ma qualcosa glielo impedisce, il sapore della ciliegia o il suo istinto di autoconservazione. Allora, c'è da chiedersi fino a che punto l'uomo sia in grado di scegliere sul proprio futuro. Fino a che punto è dato all'uomo il permesso di esercitare un diritto sul propio destino. Ora, con questo caldo che distrugge ogni cosa, devo assolutamente uscire a gustare un sorbetto ai gelsi neri, certo non sarà la manna paradisiaca che mi godevo a vent'anni...

 

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2 recensioni:

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  • Circasso il 06/07/2016 09:23
    È strano ma bello che a porsi queste domande sull'esistenza sia un regista-filosofo proveniente dall'area mediorientale dove, sembra, ci sia poca considerazione di essa!
  • Rocco Michele LETTINI il 06/07/2016 08:12
    Tre termini... per omaggiare Kiarostami nella sua grandezza e nel suo carisma.
    Il mio encomio e la mia lieta giornata.
    *****

2 commenti:

  • silvia leuzzi il 07/07/2016 23:08
    Non conosco questo autore, ma il tuo saggio è davvero interessante mio buon Vincent, e fa davvero caldo questa sera hai proprio ragione un bel gelato ci starebbe, ai gelsi non l'ho mai gustato però, accidenti!!! a rileggerci Vince'
  • Vincenzo Capitanucci il 06/07/2016 10:38
    splendido film.. un sapore di ciliegia... lo riportò al gusto della vita.. bellissimo testo e titolo... ho in dovere di dare in dono la mia scelta... di scrivere.. potrebbe dire... un poeta... ma fu veramente una libera scelta... o gli fu dettata dall'anima.. ?

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