accedi   |   crea nuovo account

Due amori

Sono d'accordo con Oriana Fallaci quando sostiene che puoi vivere con un tale per vent'anni e considerarlo un estraneo mentre puoi condividere venti minuti con un altro e portartelo dentro per tutta la vita. Ritengo che questo possa valere per tutti. Può capitare a tutti, fatalmente, d'incontrare una simile persona, anzi ne sono quasi sicuro anche se, poi, se ne disciplina la presenza stabile nel nostro mondo. Personalmente ho avuto la fortuna di "sbatterci il grugno" nel momento in cui la mia stabilità sentimentale non era in dubbio o in crisi. Ne sono uscito così com'ero entrato, naturalmente, senza molte ferite o lacerazioni. Dirò di più. Alla fine ho assaporato meglio la stabilità nel rapporto con mia moglie. Però... però non l'ho mai dimenticata. Non potevo, non volevo, non riuscirò mai a dimenticarla, probabilmente per l'intensità con cui l'ho vissuta. In breve tempo era riuscita a tirar fuori da me tutto ciò che di recondito risiedeva inascoltato o forzatamente represso. Anche lei avrebbe sposato un altro uomo, ma quello che ci univa travalicava, senza nemmeno accorgersi di farlo, ogni convenzione. Era amore puro. Come l'acido non diluito. Devastante e non contrastabile al punto da farci dimenticare, senza rimorsi, dei percorsi che stavamo compiendo nella vita di ogni giorno. Non era nemmeno un amore passionale sensu stricto, perché attraverso la passione alimentavamo un sentimento che non ha nome e residenze terrene. Tutto questo nella più grande semplicità e serenità che illustri studiosi chiamano follia. Ripeto, finì così com'era nata, sepolta da mille ricordi, nella parte migliore del nostro cuore. Tuttavia certi amori fanno lunghi giri e poi tornano. Non me lo auguravo, non me lo auguro nemmeno stasera serata finale di una tre giorni di incontri medici. Buffet e danze di contorno. Non ci dovevo venire. Ho fatto una cortesia ad un amico cardiologo, organizzatore del convegno, che mi aveva chiesto amichevolmente di... far numero. Mia moglie rimane a casa, nemica delle serate mondane a preferisce il suo solito rosario serale come anticipazione di un buon sonno che le faccia recuperare energie. Prendo qualcosa da bere e mi apposto vicino all'uscita pronto a raggiungere, appena possibile, "la dormiente". Mi appoggio ad una balaustra dell'ampio locale ormai, fortunatamente per il mio amico, gremito di gente. Bella gente, a dire il vero. Nomi altisonanti della medicina e dame di carità, accidenti a loro... alle dame di carità, dico, che hanno impoverito, all'entrata, il mio portafoglio. Improvvisamente la porta si aprì e un lampo di luce sembrò colpirmi. Non ci posso credere! È lei! Col marito. Che novità ! Sono medici entrambi! Il mio sguardo è fisso su di lei. Si gira, finalmente. Mi vede. Ha gli occhi incollati su di me. Sono inebetito. Segue il marito al loro tavolo, ma non stacca lo sguardo un attimo da me. Bevo. Ne prendo un altro. Gino il barman mi guarda scandalizzato. Io nemmeno lo vedo. Comincio a girare tra i tavoli. Qualcuno mi tira per la giacca, ma faccio finta di non aver sentito. Arrivo al suo tavolo. Erano seduti col fior fiore dei baroni della medicina presenti quella sera. Sentii che parlavano, inevitabilmente, dei vari problemi di cui si era discusso al convegno. I miei capelli grigi sono un buon alibi. Mi avvicino e le chiedo se vuole ballare. Col sorriso compiacente del marito, si alza e va avanti mentre io la seguo. Ballare? Un dono del Signore e non fa per me. Stasera, tuttavia, mi sento un po' Don Lurio. Infine l'abbraccio e in questo non ho bisogno di somigliare a nessuno, sono proprio bravo. Lei aderisce a me senza essere per nulla condizionata dalla presenza del marito. Ho un nodo allo stomaco pensando che, forse, questi momenti non torneranno più. Lei mi sussurra le parole più belle che qualcuno mi abbia dedicato. Ma, mi accorgo che anche io faccio altrettanto con lei. Poi mi confessa che era stata lei a chiedere al mio amico cardiologo di invitarmi. Rido, sono felice. La musica incalza e quando diventa troppo moderna per noi, mi invita ad accompagnarla in giardino. Le ricordo il marito. Ride, mi afferra la mano e quasi mi trascina. Troviamo una panchina vuota in un posto poco illuminato. Ci sediamo sempre tenendoci per mano. Mi porge le sue labbra, la bacio appassionatamente ed in breve sento che la pressione sale. Non mi scoraggio tanto a pochi passi ci saranno circa duecento medici. Mi ferma lei. Il viso arrossato la faceva più bella. Con quello sguardo mi fa capire che anche lei sarebbe disposta a... ma non si può. Mi rassegno e le tengo la mano teneramente. Restiamo così, a guardarci, senza fare o dire nulla. Parlavano i nostri occhi. Credo che si possono chiudere gli occhi le orecchie e non vedere o sentire nulla ma il cuore non si può chiudere e non ascoltare i suoi palpiti. D'un tratto una voce perentoria scandisce il suo nome. È suo marito. Già immagino di dover affrontare un duello ed invece lei, con molto savoir faire, mi presenta al marito come un vecchio compagno d'università. Imbarazzato invento una scusa per cui devo andare a casa. Lei mi lascia un bacio sulla guancia, il marito mi stringe la mano calorosamente. Io scappo!

12

0
1 commenti     1 recensioni    

un altro testo di questo autore   un'altro testo casuale

1 recensioni:

  • Per poter lasciare un commento devi essere un utente registrato.
    Effettua il login o registrati
  • Don Pompeo Mongiello il 15/07/2016 10:33
    A volte pochi minuti passati insieme intensamente, corrispondono a 50 anni vissuti insieme inutilmente, il che appoggia appieno la tua causa, ma dobbiamo farne comunque una questione di coscienza.

1 commenti:

  • vincent corbo il 14/07/2016 11:10
    Un film delizioso "Prima dell'alba" e il sequel altrettanto delizioso "Prima del tramonto". Due ragazzi, lei parigina lui americano, s'incontrano a Vienna e trascorrono una giornata innamorandosi. Poi si rincontrano dopo dieci anni a Parigi, lui sposato e scrittore famoso, lei single... ma la vecchia fiamma arde ancora.

Licenza Creative Commons
Opera pubblicata sotto una licenza Creative Commons 3.0