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Un errore fatale

Alice trascorreva il tempo china sui libri, nella cucina di sua madre. Alle sue spalle la finestra che dava sul giardino, il ciliegio giapponese e il tiglio, la magnolia, le siepi di biancospino. Sullo sfondo le alte montagne, innevate fino a primavera, e i boschi di un verde più scuro dei prati. Tutt'attorno, in cucina, l'aroma del caffè, di prima mattina, poi il profumo degli arrosti e delle altre delizie che la madre cucinava ogni giorno.
Dal piano di sopra, però, la musica assordante che il fratello, tornato da Londra dopo un epico rave party durato due settimane, ascoltava dalla mattina alla sera, le fracassava il cervello, mettendo a dura prova la sua pazienza. Ma lei, impavida, si manteneva sul compito, perseverava, ripeteva tra sé le parole del libro, le fissava nella memoria, con alfieriana volontà. Volli, volli, fortissimamente volli.
Presa dagli studi, Alice non pensava ad altro. Era primavera inoltrata, o forse l'inizio dell'estate. Gli uccelli cinguettavano dolci, Tom Waits sbraitava sguaiato strascicando le parole dal piano di sopra, accompagnato dalle urla roche di Antonio che bestemmiava in lingua britannica tra un verso e l'altro. "Fuck in hell, bloody bastard" scandiva a tempo di rap, con le braghe basse e un berretto di lana grigio calato sugli occhi. Se Alice si arrischiava a chiedergli di abbassare il volume, minaccioso la investiva con un torrente d'insulti.
Un martedì mattina la madre, apprestandosi a mettere la carne al fuoco, dopo averla ben sfregata con un pesto di aglio e rosmarino, si accorse che era finito il gas. "Vedi se la bombola è vuota" disse al figlio.
La bombola si trovava in una botola all'esterno, dietro la parete della cucina. Antonio si alzò, uscì sul prato fiorito e scintillante alla luce estiva e girò attorno alla casa, calpestando l'erba fresca e fragrante. Alice lo seguì, tanto per prendere un po' d'aria. Alzarono insieme l'asse di legno che copriva l'apertura. La bombola era quasi vuota, ma non del tutto. Antonio tornò in cucina, lasciando il tombino aperto.
Alice, che inizialmente lo aveva seguito, tornò sui suoi passi per uno scrupolo (non ricordava di aver chiuso la botola). Era sempre molto precisa, non lasciava le cose a metà. Tutto doveva essere a posto.
Fu un errore fatale. Alice sì fermò proprio sopra il tombino, e si accovacciò per chiuderlo. Nel frattempo, Antonio era tornato in cucina. Alice gli aveva urlato dietro: "E chiudi la botola, no? Devo sempre mettere a posto io quello che tu lasci in giro?" Ma Antonio, con le cuffie in testa e il volume del walkman al massimo, ciondolava ormai per la cucina e con le palpebre strette seguiva il ritmo della musica muovendo su e giù la testa e gli avambracci, con le dita delle mani a corna e il pollice verso la faccia. Per accertarsi che non ci fosse una perdita, con l'accendino in mano si era accostato al foro nella parete che comunicava con l'esterno. Il gas s'infiammò, e una colonna di fuoco fu sparata dentro la botola.
Alice, all'insaputa del fratello, era là fuori. Sotto di lei una vampa improvvisa esplose accendendo l'aria d'arancio. Alice ebbe appena il tempo di guardare incantata quella fiamma rossa e guizzante che avvolgeva la bombola in un mortale abbraccio, e di sentire il calore come un soffio di vento impetuoso accarezzarle il corpo. "Ora volerò in mille pezzi" pensò. Tutta la sua vita le scorse davanti come un film, fotogramma dopo fotogramma. Si protesse il viso con il braccio, il gomito piegato, il dorso della mano verso il fuoco.
E fu un istante. La bombola esplose, e Alice volò nel vento, quella mattina d'estate, mentre al profumo dei tigli si mescolava quello della sua carne bruciata, sulle note abbaiate di Rain Dogs.

 

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1 recensioni:

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  • vincent corbo il 22/07/2016 07:17
    Un breve racconto tragico, scritto con un certo stile. Colpisce la velocità in cui si passa dalla prima alla seconda parte, da un momento di tranquilla vita quotidiana alla tragedia... e il pensiero è subito andato alle vittime di Nizza, per la velocità degli eventi, dalla festa alla tragedia.

1 commenti:

  • Ro Mi il 23/07/2016 14:02
    Grazie Vincent, hai colto il contrasto tra il profumo dell'arrosto che prelude alla festa e la tragedia incombente. In realtà in questo racconto, che risale a qualche anno fa, ho voluto anche evidenziare un altro contrasto: quello tra la natura vivida all'esterno e le forti tensioni all'interno della casa, che esplodono alla fine nella tragedia. Il fratello completamente fuori controllo, la sorella che si aggrappa allo studio per cercare di riscattarsi da una situazione frustrante, la madre che cerca di conciliare i contrasti.

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