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La libertà, l'ironia e la solitudine di Dorothy Parker

"Scusatemi se faccio polvere".
RIASSUNTO
Ogni amore è l'amore di prima
in un abito più spento.
È tutta qui l'essenza del mio credo,
è questo il mio tormento:
un poco più ne avessi
saputo, o molto meno!

Per parlare di Dorothy Parker ( Long Branch, 1893 - New York, 1967), ho scelto una poesia che già nel suo titolo Riassunto, ci offre lo spunto di una conversazione a largo raggio, intorno alla figura di questa donna intelligente, libera, istrionica, ironica, pungente, terribilmente disperata, così come la sua poesia, che in quanto tale è l'espressione più intima del pensiero. E Dorothy nelle sue poesie non mette falsa retorica di condimento, è cruda e lacerata ma anche spiritosa e disincantata. È autrice di racconti, sceneggiatrice di commedie, alcune delle quali si vanno riscoprendo in questi ultimi tempi per la loro mordace modernità. Nata da una famiglia ricchissima i Rotschild, soffrì di appartenere a un mondo che trovava meschino e falso e finiti gli studi andò via di casa, rifiutando la vita dorata, costruita per lei da suo padre, la madre l'aveva persa da bambina, cosa che segnò dolorosamente la sua vita. Eclettica ha lavorato come giornalista per Vogue nel 1913 per 10 dollari al pezzo e poi ormai già nota per i suoi articoli pungenti, fu ingaggiata da Vanity Fair nel 1917. Il cognome Parker lo deve al primo marito e lo mantenne per nascondere la sua famiglia di provenienza. Si appassionò alla politica e alle lotte razziali e al femminismo fin da giovanissima. Si mise inviso all'amministrazione statunitense, quando come reporter in Spagna, durante il colpo di stato di Franco, scrisse articoli appassionati contro la repressione e la dittatura franchista, tanto da venirle negato il passaporto per l'Europa, una volta rientrata in patria.
Bella e sfrenata ebbe numerose relazioni e come per la maggior parte di donne intelligenti, libere ed eccentriche, il suo rapporto con l'altro sesso fu molto controverso. Bellissima è la poesia Uomini, di cui posto i primi quattro versi e l'ultimo:
Proprio perché sei come sei, ti chiamano
la loro buona stella del mattino.
Non possono lasciarti camminare
al tuo passo, ti devono educare...
[...]
Mi rattristano, quando non mi stancano.

Chi tra noi donne non si è trovata nella condizione di affermare: Mi rattristano, quando non mi stancano. Eppure l'altra metà del cielo è fatta per noi, quanto noi per loro, solo che noi abitualmente ci adattiamo a loro, cioè ci lasciamo educare il passo e perdiamo la nostra identità, ci lasciamo trasportare dal sentimento e dalla genitorialità, riuscendo con difficoltà ad affermare noi stesse. Ci vuole molta volontà per mantenere un proprio passo, libero dal proprio compagno. Gli uomini sono abituati da secoli a tracciare la strada che dovranno percorrere le donne. Rispetto all'epoca in cui la Parker scrisse questi versi, sicuramente la condizione femminile è cambiata, ma non del tutto, soprattutto in Italia: viste le cifre spaventose dei femminicidi, avvenuti in questi ultimi anni, per mano di uomini che non riescono ad accettare di essere lasciati dalle loro donne, che non accettano più di essere guidate, educate, bastonate.

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1 commenti     2 recensioni    

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2 recensioni:

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  • vincent corbo il 14/09/2016 06:30
    Grazie per questo scritto, tutti abbiamo bisogno di ampliare gli orizzonti.
    Los Angeles. Settantadue sobborghi in cerca di una città.
    Quattro sono le cose che a conoscerle mi hanno reso più saggia: l'ozio, il dolore, un amico e un nemico.
  • Rocco Michele LETTINI il 14/09/2016 02:03
    Tutto esplicitamente sentito...
    Tutto diligentemente firmato...
    Tutto espressivamente trasmesso...
    IL MIO ELOGIO SILVIA.

1 commenti:

  • silvia leuzzi il 14/09/2016 13:06
    Mi sono permessa di postarvi un testo che ho scritto per il sito La Sepoltura della Letteratura, che vi invito a visitare, perché davvero interessante

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