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La prof di lettere

Alle medie avevo una prof di lettere rigida, preparata, inflessibile. Bassina e dalla capigliatura corta e vaporosa, la sua presenza creava disagio e un senso di terrore ma aveva un cuore grande. Era innamorata di me, come può esserlo un genitore del proprio figlio. Quando entrava in classe, non volava una mosca. Mi fece amare la grammatica, i verbi, l'analisi logica. A quei tempi, Fiorella Mannoia cominciava la sua carriera spopolando a Sanremo con il suo caffè nero bollente... ammazzo il tempo bevendo caffè nero bollente in questo nido scaldato già dal sole paziente... era una canzone alternativa, interpretata da una donna incazzata, insoddisfatta.


Una volta, nello svolgimento di un tema che non ricordo neanche il titolo, usai la parola torpore al posto di tepore. Apriti cielo!... mi fece una romanzina che ancora ricordo con ammirazione, nessuno osava mai fare dei commenti espliciti al suo cospetto. Quando il supplente di matematica mi fece rapporto al preside per una banale litigata con un mio compagno di classe, lei, quando lo seppe, si mise a ridere con espressione bonaria. Non riusciva a capire come un ragazzino timido e studioso si fosse lasciato coinvolgere in una rissetta che era appannaggio esclusivo degli altri scapestrati.


Uno di loro era solito masturbarsi davanti alla classe, a tredici anni era già un puttaniere, ma quando arrivava lei, così piccola e potente, quel Tony Manero diventava un agnellino servizievole. Ne ero terrorizzato e ammirato, come facesse a tenere a bada quel branco di gente pericolosa, era un mistero. I suoi occhietti emanavano scintille ma quando raccontava la storia di don Chisciotte o il mancato matrimonio di Renzo e Lucia si scioglieva nel pathos. Era insuperabile.


Un giorno, dopo molti anni, la rividi curva e invecchiata, salire su una Panda accompagnata da una donna, mi salutò con quel sorriso bonario che riservava sempre e solo a me. Solo allora mi resi conto, per la prima volta, della ciclicità della nostra esistenza e di tutte le cose del creato. Mi misi a piangere provando un senso di gratitudine.

 

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1 commenti     2 recensioni    

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2 recensioni:

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  • Rocco Michele LETTINI il 12/12/2016 18:00
    ERANO ALTRI TEMPI... SI TEMEVANO I PROFESSORI... PERO' CON LE LORO ROMANZINE E A VOLTE QUALCHE SBERLETTO... CI SIAMO FORMATI...
    OGGI... PER TUTT'ALTRA EDUCAZIONE... È UNO SCHIFO...
    SONO I PROFESSORI A SOCCOMBERE...
    LIETA SERATA, VINCENZO.
    *****
  • Ferdinando il 12/12/2016 08:35
    Un racconto sentito per il conctenuto, ma pigro nello stile. Manca di brio, peccato. Puoi fare sicuramente di meglio. Ciao.

1 commenti:

  • vincent corbo il 12/12/2016 08:50
    Sempre molto bella e gradita la sincerità.

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