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Pensando alla morte

la verità era negli occhi lucidi di luigi ferdinando celinio, biologicamente vicino alla estinzione, emotivamente pregno di una ingiustificabile insensata presenza d'essere.
il letto, disfatto, scricchiolava sotto i colpi bulimici dell'agonia, ferdinando era a un passo dalla morte, ma non considerava le ipotesi del dopo, dolcemente si girava da un lato all'altro del letto, come per vagliare le possibili prospettive, come per sfuggire al suo destino o cercare nella leggerezza del movimento le ultime frenesie della sua vita eccezionale.
era stanco, ferdinando, la fronte brillava di timide gocce di sudore, che come lacrime gli bagnavano la faccia e lui con la lingua le direzionava in un unico lato, quello sinistro, senza fare sforzo, spontaneamente.
non avrebbe voluto essere lì.
il pomeriggio di 5 giorni prima, dopo avere fatto l'amore, Maria Luisa gli disse "hai quarantanni! se continui con questo stupido vizio del bere ne avrai ancora pochi da vivere... capisci?!... sei sordo?!... dannazione svegliati le cellule, vai in giro, VIVI!". ferdinando celinio non ebbe alcun presagio, da tempo aveva rinnegato la razza umana, da tempo non credeva ad altro che alla cura della sua indifferenza, era triste e solitario, era nel vivo della scommessa con sé stesso per ottenere l'esilio dell'isolamento, a bere litri di velenosa birra da supermercato, a fumare dozzine di sigarette, senza tentare l'aberrazione, sfidando la morte con la hubris di un bambino incosciente.
la morte s'incrostava nei pomelli dell'armadio, lo guardava da sotto il lampadario acceso, era tutta in quello specchio rigato, opaco, violento, che senza alcuna impudicizia rivelava la verticalità dell'attesa.
non avrebbe voluto morire a quarantanni, non avrebbe voluto conoscere una stanza piccola e puzzolente dove gli infermieri, con la rabbia del sole, lo facevano spogliare per poi legarlo al letto, non voleva essere ferdinando celinio, voleva essere un poeta, voleva essere una donna, voleva morire vedendo il mare, sentire Dio che, come in una parabola del Vangelo, avrebbe perdonato i suoi peccati.
ma non pregò Dio, pensò solamente alle mani di suo padre, erano potenti quelle mani, e, con la delicatezza di un bacio, chiuse gli occhi, in un attimo, da un momento all'altro, come se non fosse mai esistito.

 

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1 commenti:

  • silvia leuzzi il 16/12/2016 11:17
    Pensare alla morte piace tanto, neanche fosse l'ala dove l'uccello spaventato pone il capo.
    Pensare a vivere è meno poetico, lo so, ma più pratico.
    Un abbraccio

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