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L'ultimo tiro

Senza rendermene conto ero arrivato a disputare la finale.
Era un torneo provinciale ma la soddisfazione e l'ansia erano per me quelle di una finale mondiale.
Eravamo sul cinquantacinque a quarantanove per il mio avversario e la partita era ai sessanta punti.
Il Giovannini era un habitué dei tornei provinciali e regionali e in quella sala era il leader indiscusso.
Il pubblico aveva seguito piuttosto rumorosamente tutto l'incontro ma ora taceva aspettando che il mio avversario chiudesse la partita.
Gli avevo lasciato un tiro di tre sponde; il Giovannini fece il giro del biliardo per valutare la disposizione delle bilie da tutti i punti di vista.
Il pallino era vicino ad una buca e fuori dalla traiettoria delle bilie.
Stringevo la stecca con le mani sudate e studiavo l'impostazione del mio avversario cercando di rimanere impassibile.
Il Giovannini si portò dietro la sua bilia e si chinò per traguardarla con la mia e assicurarsi di non interferire con i birilli.
Si rialzò e, dopo essersi inumidito un dito tolse dal panno qualche "peluzzo" che vedeva soltanto lui e che eliminò strusciando il dito sul pollice.
Prese il gessetto da un taschino del gilet e ingessò accuratamente il cuoietto con una rotazione elegante del polso, soffiò delicatamente per eliminare il gesso in eccesso e ripose il gessetto nel taschino.
Montò con una coscia sul biliardo stando ben attento che l'altro piede toccasse il pavimento.
Appoggiò la mano sinistra sul panno, la stese tutta e poi la raccolse per creare la forcella di appoggio per la stecca.
Notai che aveva i calzini color amaranto che si intonavano perfettamente al gilet con il logo dello sponsor.
Cominciò a muovere la stecca per provarne la scorrevolezza andando ogni volta più vicino alla sua bilia; poi inclinò un poco la stecca per dare il giusto giro, visto che doveva allargare la traiettoria della mia bilia, e fece partire la steccata.
Colpì la palla e il cuoietto emise un suono cupo; la sua bilia fece un clock cristallino quando impattò sulla mia.
Seguivo la mia bilia che rimbalzò sulla prima sponda proprio all'altezza del segno romboidale e proseguì verso la sponda corta.
Calcolai che la traiettoria era quella giusta e pensai che la mia bilia sarebbe senza dubbio passata sul castello dei birilli.
Dopo la sponda corta la bilia rimbalzò morbidamente sull'altra sponda lunga puntando decisamente verso i birilli.
Non sapevo se chiudere gli occhi o tenerli aperti.
Come in un incubo vidi la mia bilia arrivare sul castello e abbattere prima uno e poi un secondo birillo bianco.
Erano quattro punti e, rivivendo tutto lo svolgimento di quella partita, calcolai che sarebbe andato a cinquantanove; quindi dopo avrei giocato io.
Un birillo bianco però, rotolando, abbatté il birillo rosso centrale; otto punti, ho perso pensai, sentendo crescere il brusio della sala.
Le bilie erano ancora in movimento e quella del Giovannini si stava dirigendo verso il pallino.
Stimai che non ci sarebbe arrivata e invece, grazie anche al panno molto scorrevole, ci arrivò e, dopo averlo sfiorato, lentamente ma inesorabilmente finì in buca.
Ero il nuovo campione provinciale.

 

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1 recensioni:

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  • Glauco Ballantini il 17/05/2017 11:36
    La "bevuta" della vittoria!

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