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Senso di desolazione

Con questo termine si possono intendere svariate cose. Nel caso della depressione può trattarsi di uno dei modi per provare a definire quella sensazione di vuoto esistenziale che induce molti a farla finita, insieme alla sofferenza che l'accompagna. Bisogna anche tenere a mente i vari livelli di depressione. In caso di depressione grave quel senso di desolazione lo si prova indifferentemente da qualsiasi fattore esterno, altrimenti sono proprio questi fattori a far si che la desolazione raggiunga livelli similmente critici. Io soffro di una depressione persistente da circa un decennio, ma solo la mia situazione personale può aver contribuito a scatenarla e protrarla fino ad oggi. È desolazione quando intorno a me è rimasta solo mia madre: nel giro di una dozzina d'anni ho avuto diversi lutti familiari, la perdita definitiva di qualunque amico, lo sfumare di qualsiasi ambizione sentimentale (almeno in merito a quelli che dovrebbero essere gli anni della gioventù), la perdurante disoccupazione che tinge il mio futuro di tinte sempre più fosche. Mi sento un peso morto della società, un fallito troppo svuotato di energie per tentare solo di continuare a tentare d'imboccare l'ennesima via d'uscita. Se mi guardo intorno vedo fin troppe persone realizzate, con vite complete e con un senso compiuto.

Ogni volta che rifletto lucidamente sulla consistenza effettiva di questo senso di desolazione, sento che non dovrei più esitare a prendere un coltello e affondarmelo in gola, ma mi trattiene sempre il senso di colpa nell'infliggere ulteriore dolore a mia madre, che già soffre a sapermi infelice, ma che non può fare a meno di spronarmi a reagire come ha sempre fatto: a suon di pungolate risentite e inducendomi a moltiplicare gli sforzi per cercare lavoro (anche se spesso si tratta della prospettiva di lavori schifosi, che ridurrebbero gli anni universitari a mero tempo sprecato). Ogni volta che accade finiamo col litigare e l'impulso di farla finita torna irruento, ma è sempre mia madre alla base della ragione che continua a trattenermi. Lei vuole ostinatamente illudersi che prima o poi ne uscirò non appena avrò trovato uno straccio di lavoro, ma più tempo passa più sento di non avere risorse né esterne né interne per ottenere quello che vorrebbe anche lei. Ho già programmato mentalmente il momento in cui lei non ci sarà più, dopodiché io avrò mano libera e potrò scegliere se agire all'istante o finire prima almeno di leggere i miei libri.

 

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2 commenti     1 recensioni    

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1 recensioni:

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  • vincent corbo il 13/07/2017 07:37
    "Se mi guardo intorno... con un senso compiuto". Devi imparare a guardarti intorno in un modo diverso. Io vedo pochissime persone realizzate e con vite complete. Siamo tutti dei falliti se non troviamo qualcosa che ci permetta di migliorare in un senso profondo.

2 commenti:

  • Luigi Lucantoni il 19/07/2017 21:21
    ti ringrazio dell'interessamento Silvia, ma sono già diversi anni che tento varie strade x trovare sbocchi lavorativi all'estero senza ancora aver ottenuto alcun esito. Negli anni anni passati sono stato in terapia da diversi psicologi e nessuno mi è stato di alcuna utilità, il solo affetto tangibile l'ho avuto dall'assunzione di antidepressivi che uno psichiatra mi prescrive da 8 anni.
  • silvia leuzzi il 19/07/2017 19:51
    Amara analisi nella quale denudi tutta la tua disperazione. Non sono una brava consigliera ma fossi in te manderei all'estero il curriculum studi, anche i laureati in lettere hanno miglior trattamento e questo per il lavoro, ma la depressione è una cosa seria che richiede un percorso psicologico serio. ti dico quel che già sai e ti chiedo scusa ma non potevo altrimenti. Un abbraccio Silvia

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