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Lammas

Una sera d'estate mentre vado a passeggio dopo cena. Costeggio lo scolo d'acqua del villaggio prima di inoltrarmi in campagna. Dietro la finestra di una fattoria una vecchia con il naso grosso lavora con l'ago. Una gallina gira davanti. Una bambina in mutandine bianche gioca da sola in un cortile.
Agosto è scolpito nella campagna. Anche le case che ho lasciato dietro di me sembrano diverse, più piccole e colorate. A tratti arrivano aromi forti e strani che si sentono solo nelle sere di agosto. L'aroma secco del mais, quello unto dei girasoli. L'odore umido del fiume...
É una sera divina con un tramonto da fiaba. Il sole rosso diventa enorme, smisurato. Sulle stoppie vola uno stormo di cornacchie.
In uno spiazzo dei campi c'è una ragazza sola con i capelli lunghi. Sta accendendo alcune candele poste in un cerchio di fiori. Il suo volto serio e prezioso sembra quello di una Dea.
L'amore per lei mi prende all'improvviso come una malattia. L'amore è una piccola morte, penso. Allora mi fermo a guardarla, da lontano, stando nascosto dietro il tronco di un albero.
Fiori e candele accese sono poste davanti al sole. Il cielo al tramonto è un lago di luce rosa con isole di nubi celesti.
Sotto un gruppo di tigli lì vicino ci sono alcune buffe sagome di cartone. Raffigurano personaggi grotteschi... Il cielo è un lago di sangue che diventa sempre più cupo e coagulato.
Adesso la ragazza intona un suono basso, vibrante, risonante, gutturale... Una <<Mmm...>> ripetuta all'infinito, su varie tonalità... Nubi a forma di drago si allungano nel cielo.
La ragazza continua a cantare e mentre canta non sembra più sola... Questa specie di ronzìo cala di timbro, poi si alza, vibra più forte, si avvicina a qualcosa, una rivelazione, una soluzione, che però non arriva mai... Lame di nebbia salgono su dai fossi e strisciano sul terreno. C'è una atmosfera umida e calda. A ovest la nebbia diventa rossa e invade metà cielo.
Il canto continua, come una invocazione, e al ritmo di quel suono la nebbia sembra ribollire, assume forme mostruose e fantastiche.
Vorrei allontanarmi da quel posto ma resto affascinato, a guardare. Vedo un turbine di forme irrequiete. Le forme salgono dalla terra, assumono contorni e fisionomie grottesche. Con grande velocità le figure si fondono, cambiano, scompaiono, tornano a rifarsi...
Provo una debolezza estrema mentre osservo per la prima volta questo fenomeno. Desidero intensamente fuggire ma nello stesso tempo ho paura di muovermi, ho paura di venire scoperto...
Finalmente con uno sforzo mi volto e corro via, il più lontano possibile.
Mentre corro penso dove andare a rifugiarmi. Allora mi ricordo che qui vicino abita il mio amico Martin, e così devìo verso quella direzione.
Martin è uno studioso di folklore e tradizioni locali. Quando arrivo alla sua casetta io sono tutto tremante e sudato mentre lui sta seduto calmo nella saletta zeppa di libri e fuma la pipa.
"Ciao. Sei arrivato fin qui a piedi?" chiede Martin alzando la testa.

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2 commenti:

  • Jah Gan & buffy_zeus il 23/09/2011 16:02
    concordo con luigi, non si percepisce ne il terrore ne la tensione che ne può derivare; è comunque molto lirico e interessante stilisticamente.
  • Luigi Lucantoni il 07/10/2007 18:21
    Trovo esagerato definirlo un racconto horror. Bisogna spaventare veramente il lettore.

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