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QUALCUNO MI HA VISTO?

Avrei giurato che ero io. Aveva tutto per essere io: lo stesso portamento, lo stesso lineamento e la stessa ombra magra. Abitavo nel decimo piano, ma potevo vedere tutto. Era seduto sopra un sasso, i gomiti appoggiati sopra le cosce, la testa pendeva in giù e la mano destra sosteneva le mascelle.
Esattamente, come ne “Il Pensatore”. Non ho potuto trattenermi. Sono sceso giù dalle scale. Non ho avuto la pazienza per aspettare l’ascensore. Frustrazione, odio, quasi disperazione: quello non ero io. Nemmeno se somigliava a me...
Io caccio dentro a situazioni ridicole: interrogo i passanti sconosciuti, faccio segno e fermo i mezzi di trasporto collettivo, telefono agli strani. Le persone ridono. Sicuramente pensano che sono pazzo, a causa della mia ricerca aleatoria di qualcuno, in una città così grande. Non ho il mio indirizzo... Sì, ho già messo gli annunzi nei giornali, compresa la mia foto. Nessun indizio convenzionale.
Altre volte, vado in giro per le strade a osservare dove potrei trovare: bar, librerie, macellai, biblioteche, cinema, ceramiche, parco di divertimento o altro. Niente. Ho il sospetto che me nascondo di me stesso. Giorno fa, ho contattato un detettive. Il risultato del rapporto diceva proprio così. Quando non se trova traccia di una persona sparita, è quasi certo che quella persona utilizza tutta l’energia e capacità mentale per un unico scopo: nascondersi di se stesso.
Un giorno, all’alba, mi sono alzato, ho preso la vecchia valigetta, ho esaminato ancora una volta il contenuto, poi sono uscito. Magari, questa poteva essere l’ora che solitamente uscivo di casa. Per non essere visto. Per non trovarmi con me stesso. Abito nelle vicinanze della Via Tredici Maggio, tra le vie Assunção e Floriano Peixoto. Camminavo verso il centro della città. La forma in cui sostenevo la valigetta, era molto sospetta. La stringevo al petto con le due braccia come se volesse proteggere un bambino.
Nella Piazza dei Volontari, entrai nella Segreteria della Polizia, cercavo qualcosa come se dovesse trovare un ago. Continuai a camminare per la General Bezerril, verso la Piazza do Ferriera. Prosegui la Via Major Facundo fino il Passeggio Pubblico.
Ho Scandagliato ogni metro quadrato. Poi mi sono masturbato ancora una volta nel marciapiede davanti allo Hotel.
Senza mollare la valigetta, continuai in rettilinea sulla Via Castro Silva, camminando nel marciapiede della Santa Casa, dove entrai. Presi in analisi ogni letto della infermeria
degli uomini. In fondo allo ospedale, c’era l’ufficio funebre, presso il reparto necrologico. Era l’ultimo posto dove cercare. C’era un solo impiegato facendo il turno. Quello giorno ho aspettato fino che sono arrivati le prime luci del mattino. Dopo la lunga attesa, la disinformazione. “No, non abbiamo trovato niente nei nostri registri. Abbiamo ricercato dal 1945 fin a oggi. Non abbiamo trovato nessuna citazione di un cadavere che se riferisce a lei”.
Ray


Nota: Lingua madre Portoghese

 

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4 commenti:

  • Anonimo il 28/07/2009 17:55
    Boa tarde, è muito profunda esta tua narrativa.
  • Rodica Vasiliu il 21/01/2009 12:04
    Ci alziamo tutti giorni solo per "scoprirci". Ma, quasi sempre riusciamo a nasconderci cosi bene, che è difficile trovarci... Bella!! R
  • Engjëll Koliqi il 05/10/2008 01:47
    Un racconto di un'attualità che si ripette ogni giorno e quasi dappertutto

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