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Pescatore di sogni

Atanor pensava, sul lungo lago delle Irose pianure, che l’Oltrecielo fosse nel lago. Forse era più comodo pensarlo li, dato che gli ultimi aquiloni erano partiti due anni prima senza fare ritorno. L’Oltrcielo... ne parlavano spesso nel passato le genti delle Irose pianure, eran certi li abitasse Zhar il Dio dei sogni, colui che era in grado di far avverare il sogno che ognuno porta con sé. L’Oltrecielo nel lago... che cosa strampalata e buffa potreste pensare, e poi che pratica strana: i sogni in questo lago vanno pescati. Per molto tempo gli abitanti delle Irose pianure hanno trascorso giorni e notti con la canna tesa in trepida attesa. Ma nulla. E allora, piano piano, si aggrapparono agli aquiloni cercando altrove l’Oltrecielo: oltre il cielo, appunto. Ma nessuno fece ritorno per testimoniare se l’Otrecielo esistesse davvero. Adesso, la leggenda sostituiva il mito, cominciava a tramandarsi come uno stanco racconto, come un richiamo per i turisti: “Venite alla ricerca dell’Otrecielo, basta portare una canna da pesca o in sostituzione un aquilone”. Così recitava il cartello posto sul confine alto delle Irose pianure. Ma oramai anche i turisti avevano scelto altri luoghi, sicché le irose pianure erano diventate una terra desolata. Atanor, figlio di Freyer e nipote di Algiz, era l’ultimo erede degli Hadingus (i primi che si stanziarono su quelle terre), ed era rimasto forse l’unico convinto di poter pescare il sogno. Il sogno avrebbe dovuto fuoriuscire dall’Oltrecielo una volta che l’Oltrcielo stesso avesse abboccato all’amo. Il sogno per essere pescato non avrebbe mai dovuto essere svelato ad alcuno, pena l’impossibilità di raggiungerlo. Atanor credeva e con volontà si adoperò, gettò la canna nel lago per ore, giorni, forse anche anni; mai una fatica, mai un cedimento, le pianure erano sempre più deserte ma lui era li. Non so che età avesse raggiunto quando una notte sentì tirare dalla canna. Qualcosa sicuramente aveva abboccato.

(Estate 2004)

 

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