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Piccoli paradisi

Nelle mia passeggiate serali per favorire la digestione mi piace percorrere una strada di campagna nel paese di M***.
Anche questa sera cammino lungo questa strada solitaria, dove raramente incontro qualche contadino. Oltrepasso un ponte sul fiume ascoltando le rane che gracidano al tramonto. Più in là c'è una pompa arrugginita attaccata a un pilastro. Ancora più avanti, dopo una curva, passo davanti a una vecchia casa abbandonata.
È una casa grigia, lunga e stretta, con il fumaiolo smozzicato. L'intonaco scrostato lascia vedere i mattoni. Erbacce crescono tutto intorno e c'è un bidone appoggiato al muro. Una delle finestre è aperta e viene fuori odore di muffa e umidità.
Calpestando ortiche e calcinacci mi avvicino di più, per vedere l'interno semibuio. C'è un camino fuligginoso, una credenza marcita e uno specchio rotto. Forse una di queste sere entrerò dalla finestra per visitare anche le stanze al piano superiore.
La sera seguente percorro ancora quella strada e rimango più tempo davanti alla casa abbandonata. In quella solitudine mi imbevo del suo passato, assorbo momenti della sua storia.
Sono convinto che nelle vecchie case sono registrati e conservati gli avvenimenti che si sono svolti. Tutti i gesti della commedia della vita; i gesti tipici dell'amore, che sono stati ripetuti per decine di anni. Sicuramente le scene di vita familiare sono ancora impregnate in questi ambienti. Con un poca di sensibilità è possibile percepire le memorie dei muri, cioè i piccoli paradisi che sono racchiusi dentro queste stanze.
La sera seguente sto ancora camminando lungo la strada che porta alla vecchia casa. I giorni si accorciano e la luce del crepuscolo è più grigia e più smorta.
Quando arrivo davanti all'edificio in rovina la luce è ancora più scarsa.
Dalla finestra adesso vedo la stanza all'interno come se fosse piena di fumo. Ma non sento odore di bruciato. C'è una strana luce polverosa dentro alla stanza e in quella nebulosità si muovono alcune persone
Vedo una donna magra e giovane. È molto bella ma l'espressione del suo viso è seria e triste. La donna indossa un vestito a fiori e tiene fra le braccia un bambino. Una vecchia seduta in un angolo lavora a maglia. Nel camino una pentola bolle.
Rimango stupefatto con gli occhi fissi dentro alla stanza. Percepisco le gocce di sudore come tanti spilli sulla pelle.
Quelle persone non sembrano vere, eppure non sono irreali, sono solo un po' sbiadite e quando vanno nelle zone di luce più forte scompaiono completamente.
A ogni secondo che passa la stanza diventa sempre più oscura, finché vedo solamente il buio.
Con il respiro accelerato dall'emozione riprendo la passeggiata. Sono certo che quello che ho appena veduto sono scene del passato. Sono piccoli paradisi, o piccoli inferni, che si ripetono nel tempo.
LUGLIO 1997

 

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1 commenti:

  • Giulio il 12/01/2016 08:38
    mi ha preso, questa atmosfera tipo the others

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