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OLE'... E ANCORA SANGUE!

Ancora una fermata e saremo fuori dal metrò. Fermata Las Ventas. Il coridoio è lungo ma ecco in fondo le scale. Non c'è caldo quaggiù. Gli ultimi gradini sotto i nostri piedi, e già si intravede il cielo azzurro sullo sfondo. Ed eccoci qua, erano giorni che ne parlavamo, non potevamo non venire qui, è quasi d'obbligo, ci eravamo detti. La Plaza de Toros. Ignari turisti non sufficientemente documentati.

Il sole rovente della splendida e regale Madrid, ci accoglie in questa famosissima piazza. Lo stadio si erge di fronte a noi imponente nella sua antica struttura, fatta di mattonelle rosse, qui è un continuo richiamo con il rosso. Giriamo intorno allo stadio, la biglietteria con delle splendide ragazze, offre i biglietti di diversa classificazione a seconda anche della posizione all'interno dello stadio, se all'ombra o al sole. Noi ignari, acquistiamo due biglietti n. 46 e 47- baco 7-fila 11-premio 975 pesetas. Contenti dei nostri biglietti ci allontaniamo, è quasi l'ora di pranzo, alla corrida mancano ancora diverse ore.

Ci siamo allontanati a malincuore dalla "nostra" Plaza Major, il cuore di Madrid, un cuore che pulsa emozioni forti, intense, odori inebrianti, dove la notte diventa magica, con spettacoli d'artisti di strada, e gitani che ballano il flamenco.

Il sole è una spada infuocata che si posa sopra le nostre teste. Cerchiamo un posto all'ombra del maestoso stadio, costruito nel 1929 nell'era pre-franchista. A poco a poco arrivano i venditori ambulanti, ognuno ha il suo posto assegnato. Bancarelle dove vendono di tutto, caramelle, patatine, semenza, arachidi, bandierine, cartoline, gadget vari e ricordini. Nel giro di poche ore nell'enorme piazzale attorno lo stadio è tutto pronto. Circa un'ora prima aprono i cancelli, noi credendo di non trovare posto, entriamo.

Prima di entrare nell'arena, "il colorito" personale dello stadio ci indica dov'è l'entrata relativa al nostro biglietto, e ci accorgiamo di essere entrati allo stadio dalla parte sbagliata. Camminiamo per il lunghissimo corridoio circolare e sterrato dello stadio, puzza di terriccio e di sudore, assalgono le nostre narici, lunghe code ma non per entrare, ma come scopriamo dopo, per comprare i cuscini.

Il personale è autorizzato a condurre le personae al posto loro assegnato, così fanno con noi, e finalmente ci sediamo. Siamo dentro la famosa Arena, nella più antica Plaza de Toros del mondo.
Lo stadio nei suoi scomodi gradini di cemento, mi ricorda gli stadi di calcio degli anni settanta. Ci mordiamo le dita per non aver preso i cuscini. Sopra le gradinate di cemento, ci sono i palchetti coperti, e sopra ancora un'altra fila di palchetti. Al centro dell'arena c'è il palco reale, tutto dipinto di bianco.

L'ora è per le sei. Mancano cinque minuti all'inizio, e ci accorgiamo che lo stadio

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2 commenti:

  • francesco gallina il 18/06/2007 15:48
    Curioso come ancora oggi sopravvivano certe manifestazioni di sfogo controllato della violenza sublimabili in ambiti più sportivi e privi di sangue, buono il racconto, comunica -purtroppo - quanto deve comunicare.
  • Giacomo D'Alia il 18/06/2007 09:47
    che aspettano a mettere al bando le corride? Bello! olè!!

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