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L'ULTIMO GOCCIO

Franky sedeva sulla sua comoda poltrona con un bicchierino di whisky in mano ed un bel sigaro cubano da assaporare pronto sul tavolino. Stava aspettando una persona.
Il camino era acceso, le fiamme sembravano danzare sulla legna come ballerine attraenti intenzionate a suscitare grande piacere e godimento. La luce della lampada da lettura illuminava il suo volto, quel volto che aveva sghignazzato tante volte di fronte alla vita ed ora era pronto a farsi l'ultima risata perchè “chi ride bene, ride ultimo!”
A parte quella fioca luce, il resto della stanza era immerso nell'oscurità, fuori faceva freddo, il vento batteva forte sulla finestra. Franky adorava gustarsi un buon bicchiere di whisky davanti al camino mentre imperversava una tempesta, era un modo per prendersi gioco del tempo, quel tempo dittatore che ti obbliga a prendere l'ombrello se piove e ad essergli grato se splende il Sole. Franky invece era diverso, Franky non voleva essere comandato da nessuno, Franky comandava e gli altri dovevano obbedirlo.
Franky non aveva amici, ma non aveva neanche nemici perchè prendeva le contromisure adeguate. Fare il suo mestiere era difficile, di nemici ne hai a migliaia, puoi trovarti contro i tuoi stessi fratelli, il tuo stesso sangue. Ma Franky non aveva né amici né fratelli, Franky non aveva genitori, Franky non aveva mogli né figli, Franky era solo.
Franky sapeva che gli affetti erano sinonimo di debolezza, lui invece doveva essere duro, doveva essere il “duro” e lo era stato per tanto tempo, forse troppo tempo, quel tempo che ora si era preso gioco di lui. Sì, proprio così, ora che lo vedevano debole e malconcio si sarebbero presi tutti quanti gioco di lui. “La vita è dura caro Franky!” pensava “E tu hai cercato di renderla più leggera possibile, pur sapendo di stare in equilibrio sopra un filo... vecchio temerario, te ne sei accorto solo adesso!”
In quella stanza immersa nell'oscurità solo il rumore del vento che sbatteva sui vetri delle finestre lo teneva attaccato alla realtà. Le finestre continuavano a gemere di dolore, a lamentarsi, stavano resistendo a quell'attacco che il cattivo tempo stava loro facendo. Dentro Franky si gustava il suo whisky ed il suo sigaro cubano, il suo ospite non avrebbe tardato ad arrivare.
Un lento susseguirsi di passi, il respiro affannoso alle sue spalle, la sensazione di non essere solo, fu facile riconoscerlo.
-Sei arrivato finalmente-
La voce alle sue spalle era profonda, aveva un timbro particolare, era calda come quella di un presentatore radiofonico e forte come quella di un cantante lirico. Sì, sembrava di stare su un palcoscenico e loro due erano i protagonisti.
-Ti lascio finire il tuo sigaro-
-Ti ringrazio, perchè non ne provi uno anche tu?-
-Non posso Franky, lo sai che non posso-
-Io mi chiedo come fai a fare questa vita!-
-Bè più che vita io direi “Come faccio ad adempire a questo compito”. È difficile farlo-
-Immagino... Che vuoi che ti dica, io lo sapevo già, anzi ti stavo aspettando. Non ricevo visite da tanto tempo-
-Si, lo so. Hai preso delle decisioni, hai fatto quello che volevi, ora però dovrai risponderne a qualcun altro-
-Va bene, riconoscerò le mie colpe, sono pronto a pagare i miei peccati-
-Bravo Franky... forse ci potrebbe essere una piccola speranza per te-
-Davvero! Ne sarei felice!-
Franky era pronto, ma proprio ora, nel momento fatidico cominciò ad avere paura. Gli tremavano le gambe, mai come in quel momento si sentì un essere umano, un mortale, un debole, e per la prima volta cercò rassicurazione nelle parole di un altro. Gli venne spontaneo chiederlo - Ma com'è la morte?-
L'altra voce rispose - Ora lo vedrai Franky! ora lo vedrai...-

 

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3 commenti:

  • Alfa Alfa il 18/03/2008 11:08
    beffardo sorriso in faccia alla morte... quando arriva, arriva. Eppure anche se lo sembra, anche se appare in lontananza, in casa di franky, un americano (probabilmente), che fuma sigari cubani, e whisky (scotch), è un'incombenza che ci rende tutti uguali di fronte a se... mi piace il lessico, semplice scorrevole, che bada più al contenuto che alla forma... il racconto e chiaro, immediato, forse un po' prevedibile dalle prime battute (chi ride bene, ride ultimo)...
  • Antonio Pani il 19/06/2007 12:27
    Racconto gradevole, che forse abbonda in qualche "ripetizione". Ho apprezzato alcune immagini, vedo interessanti margini di miglioramento per quanto riguarda la capacità dello scritto di "catturare" il lettore in modo importante. Io l'ho visto così. Grazie per la tua attenzione e i tuoi commenti, a rileggersi, ciao.

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