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IL VIAGGIO DI HENVER

Un forte vento scompigliava la cima della casa alimentando un flusso ininterrotto di foglie che si andavano a posare sul giardino.
Henver guardava incuriosito pensando che un vento così l’aveva osservato quando suo padre scendeva dalla montagna e si recava in città a salutare il fratello.
Baci, abbracci e salamelecchi.

Lui ne approfittava:nonostante il sonno accettava di alzarsi alle quattro di mattina.
Dopo una colazione a base di formaggio s’infilava nel carretto e continuava a dormire aggrappato ad una esile coperta. Nel dormiveglia pensava e non capiva perché il padre fosse così parsimonioso con i figli e invece magnanimo con i parenti.
Lui, ad esempio, sgobbava nei campi, da mane a sera, ma si doveva accontentare di una misera scodella di fagioli.
La luce dell’alba aveva poi il potere di sciogliere queste immagini contorte.
Si svegliava e conversava a monosillabi con il padre.

Poi un giorno era sopraggiunto un uomo, a cavallo di una vecchia Mercedes.
Si faceva chiamare Pasquale. Aveva preso alloggio in una locanda.
Spesso si spingeva oltre, visitando alture e paesi circostanti.
Gli abitanti apprezzavano i suoi vestiti e si avvicinavano a lui solo quando li intratteneva con racconti estemporanei sull’Italia.
Henver non prestava ascolto a quello che diceva, ciononostante aumentava la sua insofferenza verso il lavoro quotidiano.
Una mattina, incontrò Pasquale su una ripida scalinata.
Era una via di accesso alle montagne. I giovani desistevano ma qualche uomo maturo si spingeva ancora oltre, cimentandosi con la durezza che quel cammino comportava.
Pasquale masticava erbe, era rilassato ma il suo viso cedeva ad una improvvisa rassegnazione.
- Cosa fai qui? Torno a casa.
- Ma quale, quella vecchia stamberga?
- Non ho altro!
- Potresti non accontentarti. Replicò.
- Tu parli ma non sai cosa dici.
- Fidati ogni tanto.
- Sei comodo, ti muovi... e poi crei scompiglio.
- Credi?
- La genti ti osserva e torna a casa nervosa.
- Questa poi! Gli uomini raccolgono i frutti dai campi come sempre e non li vedo lavorare di meno.
- Non sei giusto.
- Le donne…. quelle giovani si muovono agilmente; le anziane conservano le loro abitudini aggirandosi per il paese con i consueti vestiti.
- Non entri nelle case.
- Come fare?

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1 commenti:

  • Umberto Briacco il 28/06/2007 23:27
    A parer mio è scritto male. Si fa fatica a seguire la storia e i dialoghi sono molto confusi. L'inizio è la parte che mi affacina di più poi l'italiano diventa labirintico e la storia ne risente. Comunque è solo un mio misero parere.

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