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Scaramante e il Picchio curioso

Sulla più alta vetta della Terra Delle Tre Monete viveva Scaramante, sovrano illuminato appartenente ad un’antica casta sacerdotale oramai completamente estinta. In realtà Scaramante era poco più che un mendico in pensione che abbrutiva lentamente dentro una fredda casupola di montagna, solo e lontano da tutti. Perchè Scaramante avesse scelto l’isolamento era ignoto ai più (probabilmente a tutti), si era riservato da tempo oramai immemore i silenzi delle quattro mura, accoglieva solamente qualche goccia d’acqua in cerca di ristoro nelle giornate di pioggia.
Se in lui abitasse la pace di un’ascesi solitaria o l’inquietudine spenta di fasti lontani, neanche questo era dato sapere. Nulla in fondo di lui si sapeva (se non che fosse Scaramante, sovrano illuminato e bla bla bla) e a nessuno forse interessava sapere di più. Un giorno, alle porte del regno di Scaramante (la casupola, appunto) arrivò un Picchio curioso. Il Picchio curioso, trovandosi di fronte al portale del regno (quattro legni fradici e usurati), agitò il suo becco su una delle parti meno marce della “potente” ostruzione costruzione. Il tutto ad uso cortesia, in quanto vi erano fori d’ingresso (vere e proprie falle) che non avrebbero costituito problema per il passaggio simultaneo di un plotone di picchi. Ma il Picchio era educato e picchiò più volte sul portale, nel tentativo di annunciarsi come si conviene ad un gentilpicchio che si rispetti. Scaramante era fermo e compassato, sembrava il Budda in meditazione sul fiore di loto, incurante del mondo circostante e dell’inattteso ospite. Il tempo scorreva, ma il tempo, in quel luogo perso in un intervallo del tempo stesso, era per Scaramante una variabile insignificante. Il tempo per Scaramante semplicemente non esisteva più (ma era mai esistito prima?).
Ma il Picchio - ah, se gli esseri umani sapessero con chi hanno a che fare quando hanno di fronte un Picchio - non si perse d’animo. Decise di giocare una carta a sorpresa. Fece l’unica cosa che Scaramante non si sarebbe mai aspettato facesse. Parlò. Disse un semplice:” Posso entrare, signore?”
I picchi non parlano, pensò Scaramante. Fu talmente sorpreso che decise di accogliere il Picchio nel suo Regno, talmente tanto che ruppe il suo silenzio ancestrale:
“Esistevano un tempo tre monete in questa terra; Era, Ira e Ora, inviolabili oracoli dello spazio-tempo. I sacerdoti dovevano vegliare su di esse, ma le monete potevano essere solamente contemplate in quanto custodi di un oscuro potere: Era custodiva in sé la dimensione insondabile del tempo, Ira quella della collera divina, Ora quella del non luogo, lo spazio assente. Io, in un giorno di forte tentazione, le presi in mano tutte e tre. Da allora sono confinato in questo non luogo, con l’obbligo del silenzio, investito dalla collera degli Dei. Adesso ho rotto il patto del silenzio e probabilmente la collera degli Dei mi annienterà del tutto.”
Il Picchio, col suo leggero librarsi, si posò sulla spalla di Scaramante e disse:
“La collera degli Dei? Gli Dei amano tutte le loro creature. La collera degli Dei è un’invenzione dell’uomo.”
Poi il Picchio curioso riprese il suo librare leggero e volò via.
Scaramante, oramai convinto di essere prossimo al suo destino decise di uscire dalla sua baracca-regno. Non aveva da perdere più nulla.
Fece tre passi, orientò la vista e notò con sorpresa che le aride terre circostanti erano tornate in fiore, si voltò all’indietro e non scorse più la casupola cadente, ma l’antico castello dei sacerdoti all’apice del fasto regale. Poi cerco nell’Alto, guardò il cielo, e vide un Picchio curioso che volteggiava libero. Tra il cielo e l’infinito.

(Primavera 2005)

 

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