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Galleria degli specchi

Una sera che non riesco a dormire esco e faccio un giro per il paese.
Per le strade c'è profumo di acacia. Io cammino seguendo i pensieri e sentendomi scontento della mia vita miserabile di artista.
Attraverso un Luna Park semideserto. I baracconi stanno per chiudere e le giostre girano a vuoto.
Un'insegna composta di lustrini dondola al vento: <<Galleria degli specchi>>. Con gli spiccioli che mi restano compro il biglietto ed entro.
Subito dopo mi rivedo magro con il corpo filiforme. Poi grasso, tarchiato e sono diventato un nanerottolo. Allo specchio successivo appaio rovesciato con le gambe lunghe.
Incomincio a divertirmi. Passo davanti a uno specchio dove l'immagine del mio corpo viene ripetuta tre volte, con la testa sotto e sopra. Altri specchi rimandano la mia immagine ridicola dimagrita con smorfie da cavallo, da vampiro...
Il proprietario è un ometto calvo, simpatico, mezzo artista e mezzo matto. Se ne sta in un angolo, poi a un tratto mi viene vicino:
"Le è piaciuto vero? Li ho costruiti io, quegli specchi, lavorando le lastre con smeriglio e rossetto inglese."
Gli faccio i complimenti e lui gesticolando continua a parlare:
"Ho costruito specchi che fanno brutti e specchi che fanno belli, specchi che invecchiano o ringiovaniscono... Potrei farle vedere il mondo attraverso uno di questi specchi. Le piacerebbe? Il mondo, con le sue follie, vale la pena di vederlo attraverso questi specchi, non crede?"
Sorrido alla sua proposta e lui riprende:
"Venga allora, venga da questa parte. Non abbia paura. Non c'è pericolo."
Mi accompagna in fondo al baraccone, poi si inchina per lasciarmi passare.
Entro un po' indeciso in uno stretto cassone verticale nel cui fondo vi è una superficie chiara e in leggero movimento come una cascata d'acqua. Avanzo cautamente tenendo le braccia in avanti. Oltrepasso un velo d'acqua che però non mi bagna. C'è chiaro, c'è scuro; poi ancora chiaro. Mi sembra che lo spazio si srotoli davanti a me.
Ecco, mi ritrovo all'aperto. Ho una lieve vertigine che mi costringe a fermarmi.
Tutto il vicolo si sposta, io scavalco qualcosa ed entro in un'altra dimensione. Per un attimo vedo le immagini dei due mondi sovrapposte, poi il vicolo sbiadisce e l'altro mondo prende consistenza.
Una luce ultraterrena rischiara la città. Il cielo è viola, con le montagne rosse sullo sfondo.
La città è diventata strana e assurda. Le case alte, vecchissime, decrepite sono tutte inclinate e sembra stiano per cadere.
La prospettiva è deformata, tutto è storto, obliquo e allungato. Dalle aperture dei vicoli entra la luce del sole al tramonto. Ma i raggi sono conici o spiralati. Lunghe ombre nere tagliano la strada seghettandola come abissi spalancati.
Camminando piano lungo gli edifici che paiono di gomma sbocco in una piccola piazza. Allora vedo la folla di persone che stanno là e mi sembra di perdere la ragione.

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1 commenti:

  • Vittoria Manni il 18/10/2010 20:05
    a mio parere non è molto horror ma come storia non è male se ti va passa da me

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