accedi   |   crea nuovo account

Tango.

La giornata è stata calda.
Il villaggio è piccolo, le strade sterrate, le baracche di legno, ma qui tutto è colore.
Il turchese del mare, il bianco della sabbia, il verde delle piante.
E i colori delle baracche: Rosa acceso, turchese, verde pisello, giallo limone, una mescolanza di colori.
E suoni.
Da ogni dove esce musica.
La musica qui è colonna sonora delle giornate.
A nessuno manca una radio, o un mangiacassette. Qualcuno ha pure un lettore CD.
Magari non hanno la tv. Ma la musica non può mancare.
Qui si balla il mattino prima di uscire per il lavoro, prima dei pasti, prima di dormire. Anche prima di morire.
Qui si comincia a ballare da neonati. Le madri alzano i neonati in alto, tenendoli sotto le ascelle, facendo penzolare gli arti e il bacino a suon di musica.
Tutti ballano. Giovani, adulti, vecchi. Nessuno escluso.
Nessuno può rinunciare al ballo. È quasi una religione. Una medicina. Un toccasana per l'anima.
Seduta sulla veranda di casa, ti godi gli ultimi raggi del sole, che sembra esitare prima di immergersi in quella distesa di acqua dorata.
Tua madre, "la straniera", così continuano a chiamarla, anche se affettuosamente, gli abitanti del villaggio, sta preparando la cena.
Ripeti mentalmente le parole della canzone che esce dalle casse del piccolo radioregistratore, che troneggia, quasi fosse un trofeo, sopra al cassettone ereditato da zia Marja, che forse, da solo, vale più della casa e di tutto ciò che contiene.
Lei lo cura quasi come fosse un figlio: lo spolvera, gli passa l'olio, lo accarezza con un piccolo pennello in ogni angolo, anche il più piccolo.
Ad un tratto la musica si ferma.
Senti tua madre spostare le musicassette in fretta, e sai già cosa sta cercando. La sua musica. Quella della Sua Terra. Quella che le lascia sempre gli occhi lucidi. Non sai se più per la nostalgia o per la magia che riesce a trasmetterle.
Le note di un tango riempiono quello strano attimo senza musica, come se tutti gli altri avessero spento le loro radio per rispettare i ricordi della "straniera"
Conosci a memoria quelle note. La mente sta già ballando. Chiudi gli occhi e ti lasci trasportare.
Una mano cerca la tua, la tira a se.
Ti alzi, incontrando con lo sguardo un paio d’occhi scuri, un naso importante, una bocca morbida e sensuale. Altro non vedi.
La mano sulla tua schiena, che guida la danza, è leggera e decisa allo stesso tempo. Nessuna forzatura. È come se invitasse il tuo corpo a seguirla. Ed è come se il tuo corpo, riconoscendole autorità, la seguisse senza fatica.
I corpi si sfiorano, si stringono, poi si allontano.
Le gambe s'incrociano e si avvicinano ora nervose ed eccitate, ora impegnate ad accarezzarsi lentamente, per scostarsi improvvisamente, riprendendo il ritmo incalzante della musica.
Il ritmo del respiro diventa più affrettato, l'odore della sua pelle mescolata ad un lievissimo profumo comincia ad inebriarti, il sudore inizia ad imperlare la tua fronte, una goccia scende lungo la guancia, sul collo, per poi perdersi in mezzo al seno.
Le labbra si avvicinano, si sfiorano, poi si allontanano, seguendo il ritmo del tango.
Gli occhi tornano ad incontrarsi, e si scambiano promesse di tramonti infuocati ed albe incandescenti. Si parlano di lotte ancestrali ora solo mimate nella danza, di incontri/scontri, di pazzie tenute sotto controllo da quella musica... che sanno che il violino presto smetterà di suonare, ma quelle note chiederanno ancora imperiosamente di essere suonate, senza più il controllo dello strumento..
La musica si ferma, un lieve affanno anima ancora i respiri. Le mani si lasciano, i corpi si allontanano lentamente. Mentre gli occhi rimangono incatenati, e un lieve sorriso affiora sulle vostre labbra.
Si, la vostra danza non è ancora finita. Ma quello non è il luogo per continuarla...

 

1
5 commenti     1 recensioni    

un altro testo di questo autore   un'altro testo casuale

1 recensioni:

  • Per poter lasciare un commento devi essere un utente registrato.
    Effettua il login o registrati
  • Anonimo il 06/04/2012 18:04
    Un racconto che si legge
    d'un fiato, scrittura
    colloquiale ed affabile,
    complimenti.

5 commenti:

  • Raffaele Arena il 08/09/2011 01:52
    Passionale, emozionante, un quadro racconto poetico, complimenti!
  • Claudio Amicucci il 06/02/2009 22:24
    Entusiasmante! Ciao Claudio
  • Ivan Benassi il 16/08/2007 13:19
    Scritto bene, scorrevole e originale. Alla prossima...
  • Roberto _ il 13/08/2007 10:38
    Quanto desiderio in questo racconto! Bello sognare le "pazzie che sono tenute sotto controllo da quella musica", e desiderare ardentemente che non ci sia più nessuna musica a frenarle... Grazie per questa emozione finale. Ciao. Roberto