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La veranda dell'estate

La veranda, piena di rose e gelsomini era in ombra. Sedie di legno e paglia, vecchie poltroncine di vimini, con grossi cuscini a fiori usurati dal tempo, erano là, in attesa di essere occupate.

Noi arrivavamo tutti verso le cinque del pomeriggio, accaldati e sudati in quel fresco spazio in casa di mia suocera, per ritrovarci e raccontarci dopo un inverno di lavoro al nord.

I primi tempi si giungeva a coppie, poi, col passare degli anni, accompagnati da bambini strepitanti. Si cercava di quietarli in mille modi con giochi o con la presenza della vecchia tartaruga Gertrude. I piccoli, affascinati, finalmente tacevano sperando sempre di afferrarla finché lei, prudente, si rifugiava veloce nel suo grosso carapace.

Seduti in gruppo si parlava di cose nostre, di viaggi fatti o che si sognava fare mentre dalla strada arrivavano profumi e suoni familiari.
"Costa molto Gino prendere l'Orient- Express? Se ci accompagnate, un giorno partiamo insieme".
Un vento caldo, di tanto in tanto sfiorava la pelle mentre eravamo intenti a ridere e a fantasticare insieme.
"Gilda me lo passi quel ventaglio…. sono sudata"
“Rosa sono ottimi questi tuoi dolcetti, devi darmi la ricetta”.
“ Rosaria, la sai una nuova barzelletta.?. Se non è molto sporca raccontala.."

Intanto si presentava Lei, capelli d’ argento, il grembiule bianco a volants, felice di averci tutti, finalmente riuniti, a casa sua.
"Volete il caffé freddo, un succo di frutta, una granita?"
Accettavamo ciò che arrivava, con gioia, tanto bastava un niente a rinfrescarci, perché l'essenziale era stare insieme
per condividere momenti, esperienze, ricordi di famiglia.

Di fronte a noi, mentre volavamo via con la mente, imperturbabile ci guardava la montagna bruna e arida, dalle piccole torri, vecchie fortezze longobarde, ricordandoci, in quei caldi pomeriggi estivi, che eravamo là nel sud.

Ora la veranda è sempre in ombra.
Poche rose ma niente gelsomini.
I ragazzi sono cresciuti e parlano dei loro viaggi. Noi li ascoltiamo rivivendo in quei discorsi il nostro entusiasmo. Tra poco la casa sarà venduta. La veranda scomparirà dalla nostra vita come è stato per la sua padrona e forse spariranno anche quei dolci momenti di condivisione.
Chi sa chi abiterà quel luogo, chi s’ intratterrà in quel fresco spazio dai muri ora un po’ screpolati che ci ha fatto volare alto.
Siamo anche noi ormai cambiati e un po' invecchiati …..

"Ma insomma Maria lo vogliamo fare finalmente questo lungo viaggio sull'Orient_Express ora che siamo in pensione?"



La veranda dell’ estate (dedicato a mia suocera)

 

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4 commenti:

  • Anonimo il 11/02/2011 10:32
    Si riesce ad immaginare.
    Bello.

    Suz
  • Ivan Bui il 23/08/2009 23:19
    ... sai descrivere senza perdere mai di vista l'interesse che il lettore deve trovare nel racconto, é un pregio non da poco.
  • Anonimo il 18/02/2009 11:19
    Scrittura leggera, quale dev'essere. Poi, concordo con Gian Ar.
  • Gian AR il 12/09/2007 14:52
    Riesci a descrivere un mondo da questa veranda, vicende lieti e tristi; al centro il delicato affettuoso ricordo della suocera scomparsa. Malinconico
    e affascinante. Ciao da Gio.

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