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LUCREZIA e GAIO

Pompei, anno 79 d. c.


Ante diem undecimum kalendas septenbres (22 agosto)


Nella casa, situata vicino alla porta vesuviana, il sole cominciava ad illuminare le stanze dove dormivano Lucrezia, il marito Marco e Gaio, il loro figlio di nove anni.

L’abitazione, pur nella sua modestia ed essenzialità, mostrava i segni, nell’arredo e nelle sue dotazioni, di una condizione di benessere superiore alla media degli abitanti di Pompei, dediti alle attività commerciali ed artigianali. Costoro erano quasi tutti liberti, ex schiavi affrancati ed ex militari delle legioni romane, come Marco e costituivano il nerbo della fiorente economia della cittadina, risorta dopo il terremoto dell’anno 62.
La casa disponeva anche di un piccolo giardino, nella parte posteriore, dove razzolavano alcune galline.

Questa condizione di “benessere” derivava dall’occupazione di Marco, che, per le sue qualità umane e contabili, era divenuto l’amministratore di fiducia di Lucio Olconio, uno dei magistrati di Pompei e uno degli uomini più ricchi della città. Egli possedeva una delle più belle case della città, una villa ad Ercolano ed una grande proprietà nell’agro sarnese, dove si produceva un po’ di tutto, dal frumento, alla frutta, dall’uva agli ortaggi. Tanta ricchezza, ovviamente, non proveniva solo dalla famiglia d’appartenenza, ma anche dalla spregiudicatezza tipica degli amministratori, che non andavano molto per il sottile, nel procurarsi dei congrui profitti personali nell’occuparsi della cosa pubblica. Tali proventi illeciti erano poi gestiti per speculare sugli immobili della rinascente Pompei, nella costruzione di terme ed in qualche attività ludica a beneficio del popolo, per acquisirne la stima e…i voti alle elezioni.

Marco, che conosceva bene tutto ciò, faceva con zelo e dedizione il suo lavoro, non curandosi delle faccende politiche, più che soddisfatto del salario e delle ricompense che, spesso, Lucio Olconio, con munificenza gli elargiva e che gli consentivano di vivere senza affanni.

Lucrezia, la moglie, si occupava della casa e della crescita del figlio Gaio. Era una giovane e bella donna, dai folti capelli neri, dai lineamenti delicati, dalla carnagione ambrata. Il suo corpo, aggraziato e ben proporzionato, poteva suscitare invidia anche alle signore delle famiglie di censo elevato. La sua figura era fasciata da una bianca tunica di lino, che lasciava scoperte le braccia, appena stretta, sopra i fianchi, da una cintura di cuoio chiaro, chiusa da una fibula di bronzo, raffigurante una testa di leone, finemente cesellata. Si era sposata con Marco esattamente dieci anni prima, nel 69 e nel 70 aveva dato alla luce Gaio, che aveva posto sotto la protezione del dio Apollo.

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