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Il Diario

1. L’invito
La busta che trovai quella mattina di ottobre del 19.. nella mia cassetta delle lettere, mi lasciò subito perplesso.
A differenza delle normali missive che solitamente ricevevo, infatti, questa aveva un non so che di antico. Non per l’aspetto in particolare, se si esclude il mio nome scritto con svolazzi di foggia ottocentesca, ma nel suo insieme.
Rientrai in casa e fui subito curioso di aprirla, tralasciai di leggere le numerose pubblicità che avevo ricevuto e accantonai subito le bollette per non guastarmi l’umore.
Preso un coltello dalla cucina mi apprestai ad aprire la busta, con un misto di curiosità e di timore ingiustificato.
La lettera mi era stata spedita da un mio caro amico, che qui chiamerò A. per rispettarne l’anonimato, poiché le cose che accaddero in seguito sono troppo incredibili perché una persona sana di mente possa accettarle senza avere prove più che sicure.
Per quanto mi riguarda, avrei dovuto bruciare subito quella maledetta lettera, ma, come ho già detto, la curiosità in quel momento la faceva da padrona.
Mi sedetti in una poltrona del salotto e cominciai a leggerne il contenuto. A., dopo le formalità iniziali, mi scriveva che si era stabilito da un paio d’anni sulle Alpi, in una località che qui chiamerò San G. In breve, dopo essersi scusato di non avermi fatto pervenire sue notizie negli ultimi quattro anni, mi invitava a trascorrere un fine settimana nella sua casa, una villetta di caccia del XVIII secolo, che egli aveva restaurato per andarvi ad abitare, dove avremmo potuto parlare e raccontarci cosa fosse successo in tutto questo tempo.
L’invito era per il mese successivo, per cui avevo tempo a sufficienza per preparare quella mia breve escursione e riorganizzare adeguatamente i miei impegni di lavoro.
Subito mi accinsi a scrivere la lettera di risposta, poiché sulla missiva che avevo ricevuto non vi era un recapito telefonico, ma solo un indirizzo a cui recarmi.
Misi da parte la lettera ed uscii sulla veranda a godermi il pallido sole di quella giornata autunnale, dopodiché, preso dai miei soliti impegni, dimenticai la faccenda fino a pochi giorni prima della partenza.
Quando venne il giorno, decisi di partire con il treno e mi recai fino alla stazione più vicina, a circa dieci chilometri da San G., e da qui presi un taxi che mi portò a destinazione.
Lasciata la strada principale dopo un paio di chilometri dalla stazione di O., il taxi imboccò una strada parzialmente asfaltata che si addentrava in un’ombrosa pineta, per terminare in un tratto sterrato che curvava più volte seguendo il fianco del monte.
Dopo circa un quarto d’ora il taxi mi depositò di fronte a una villetta a tre piani, la cui struttura, perfettamente restaurata, dava contemporaneamente l’impressione di semplicità e di lusso di altri tempi.
Il mio amico A. uscì dalla porta principale e venne ad accogliermi, aiutandomi a portare dentro i bagagli.

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6 commenti:

  • cesare massaini il 08/09/2012 11:10
    molto interessante il susseguirsi degli eventi, complimenti :9
  • Francesco Garofalo il 11/10/2010 15:26
    ben scritto e scorrevole nella lettura, trama che ti prende molto
  • Fabrizio Carollo il 27/05/2009 02:29
    Una buoba prova! Continua così!
  • Filippo Fronza il 30/11/2008 15:37
    Racconto davvero pregevole! Una prosa visionaria e al tempo stessa lucida ed espressiva, sorretta da un ritmo serrato ed incalzante che non abbassa la tensione e da una trama che, seppur complessa, non lascia il minimo spazio alla confusione. Non so se l'hai letto e se ti ha ispirato, ma lo stile del racconto ricorda gli scritti di H. P. Lovecraft, un maestro indiscusso della narrativa horror! Complimenti sinceri!
  • Cristina Corsi il 15/06/2008 15:20
    bravo il tuo stile di scrittura è scorrevvole mette emozione ed è comprensibile!!!! complimenti
  • Giacomo Donelli il 03/04/2008 16:45
    complimenti, molto bella

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