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Il mulo Pietro

Tanti anni fa, quando i muli andavano in guerra (adesso ci vanno le bombe intelligenti) un giovane mulo, condotto da un soldato, andò in zona di guerra, su montagne alte e scoscese, solcate da stretti sentieri. Ogni tanto, ad una curva del sentiero, il mulo si spaventava perché vedeva sotto i suoi zoccoli, un precipizio vertiginoso. Si fermava e non voleva andare avanti. Allora il soldato che era molto paziente, batteva una mano sulla sua groppa e gli diceva: "Dai, Pietro, non ti spaventare. Fai attenzione, certo, ma il sentiero non è tanto stretto. Vuoi che vada avanti io o preferisci andare avanti tu? Se non procediamo affiancati sicuramente non ci sarà alcun pericolo".
Il soldato aveva dato al mulo, al quale era molto affezionato, il nome di un suo amico, Pietro, appunto.
Il soldato e il mulo erano diretti ad una trincea per portare rifornimenti alimentari ai soldati che vi erano rinserrati. Con le impuntature frequenti di Pietro il viaggio era molto lento e il tragitto era lungo. Il soldato, che si chiamava Giorgio, temeva che quelli della trincea sarebbero stati esposti, oltre ai tiri dell'artiglieria anche ai morsi della fame. Con molta pazienza cercava di convincere Pietro a camminare un po' più svelto e soprattutto a non impuntarsi. Niente da fare! Pietro camminava sempre più lentamente e sempre più frequentemente si impuntava. Giorgio stava per perdere la pazienza ma voleva bene a Pietro e non voleva trattarlo male. E così, lentamente, ma inesorabilmente calò la sera e poi arrivò la notte. Il cielo sereno era pieno di stelle. Ah, come era bello! Giorgio sentì una grande nostalgia della sua casa che era in campagna, lontana dalle luci della città. Si potevano vedere le stelle brillare di un'intensa luce nel nero del cielo. Ma in quella notte sui sentieri della montagna la luce delle stelle non era sufficiente a illuminare il percorso e non c'era la luna. Che fare?
Giorgio si mise a sedere su una pietra per concentrarsi a pensare una soluzione del problema. Pensa, pensa, Giorgio si addormentò con la testa appoggiata alla parete della montagna.
Il mulo pensò: "Meno male! Finalmente un po' di riposo e di pace! Quel rompiscatole ha smesso di predicare!" Si accovacciò anche lui sul sentiero e si addormentò. Fu un disastro! Le some scivolarono dalla sua groppa e rotolarono giù per il pendio della montagna.
La mattina Giorgio e Pietro si svegliarono davanti ad un plotone di soldati che avevano in viso un'espressione tutt'altro che allegra. Giorgio, molto imbarazzato, spiegò tutto. Il comandante del plotone disse: "Il soldato sia riportato al suo reparto. Il mulo sia immediatamente condotto al "Centro di addestramento muli". Beh, non ci crederete! Dopo un mese il mulo uscì dal Centro completamente trasformato. Non aveva più paura dei precipizi, non si impuntava più e divenne un grande amico di Giorgio al quale fu riconsegnato. Da allora gli scienziati stanno lavorando ad un progetto per modificare il DNA dei muli.
Fra poco tempo, dicono, il detto "Testardo come un mulo" sarà archiviato nei reperti archeologici.

Dedicato ai testardi, come me.

 

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1 commenti:

  • Anonimo il 01/02/2010 23:38
    E me o sono pure letto!!!

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