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Il cieco

Lo vedevo ogni mattino quando meccanicamente alzavo gli occhi dal
mio giornale richiamato dai rapidi tocchetii del suo bastone, mi scostavo per farlo passare e riponendomi il giornale nella tasca osservavo le sue goffe movenze. Era un uomo sulla settantina con una
lunga barba incolta ed un viso scavato, ma a differenza di tutti gli altri ciechi non portava i soliti occhiali neri per nascondere la opacità
cristallina dei suoi occhi.
Si fermò un istante e all'improvviso decise di attraversare dall'altra
parte della strada e drizzò il suo bastone quasi a volere con quel segno
confermare la sua decisione, mi spostai e lo avvicinai vedendo che
stava per attraversare con poca cautela e gli dissi :
- Aspettate Signore che vi accompagno io dall'altra parte, così rischiate di farvi investire da qualche auto.
- Non importa signore rispose!
- Ma come non importa avete in così poco conto la vostra vita?
- Cosa volete che conti la vita di un povero cieco rispose.
- Non sapevo cosa rispondergli, poiché mi aspettavo uno di quei soliti ciechi che quando li aiuti, o richiedono il tuo aiuto, si profondono in mille ringraziamenti. Cercai di saperne di più e così dissi:
- Sapete che ogni mattina sento il battere del vostro bastone sul selciato puntuale come un orologio ed allora sento che è ora di
- richiudere il mio giornale e di recarmi al lavoro.
- Egli afferrò il mio braccio lo strinse con vigore e poi mi disse :
- Signore nessuno vi ha chiesto compassione, lasciatemi per la mia strada, non vi curate di me anche se finissi sotto un auto per voi non sarebbe poi una gran perdita, sarebbe come se aveste perso il vostro orologio, per un po' ne sareste infastidito di questa perdita, ma poi son sicuro che finireste per compravene un altro,
- cioè vi fissereste su qualche altro essere abitudinario cosicché
- avreste in poco tempo rimediato.
- Mi sentii umiliato, poiché egli aveva scavato nel mio essere con quelle parole mettendo a nudo la viltà e la pochezza della mia anima. Trattenendolo per il braccio gli dissi:
- Avete sofferto molto buon uomo?
- Ho fatto la guerra Signore!
- È lì che avete perso la vista?
- Al contrario è lì che l'ho acquistata!
- Spiegatevi meglio non capisco!
- Vedete Signore, sebbene in guerra io ho perso il lume degli occhi
- non è questo che mi fa soffrire, anzi per me è stato motivo di gioia, poiché non ho più visto scuro, ma chiaro, è stato come se mi fossi tolto un paio di occhiali neri attraverso i quali non è possibile vedere niente e con i soli occhi della ragione avessi cominciato a vedere l'uomo e la sua anima, con tutte le sue debolezze e la sua viltà ne ho scoperto i più intimi meandri le

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4 commenti:

  • Anonimo il 26/12/2010 19:02
    Racconto abbastanza verosimile, ma... manca qualcosa... c'è un'imprecisione:
    non tutti i ciechi sono uguali. La cecità non è una divisa! Bravo, comunque.
  • Anonimo il 08/03/2009 12:56
    Sono cieco e, per un momento mi è sembrato si intravedere nel personaggio del racconto la parte negativa di chi tenta di evadere un problema irrisolvibile.
    Nel buio è più facile scorgere la luce ma la poesia che nasce dalla consapevolezza del proprio status può infondere solo serenità! Troppi lati oscuri, troppi luoghi comuni, eccessivi quanto inutili sforzi di dare spiegazioni che forse sono superflue.
    Grazie comunque per aver trattato un tema spinoso.

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