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Prima e dopo

Mirella è una ragazza tanto cara e simpatica. Mi sento felice quando sto insieme a lei. La sua compagnia non mi stanca mai. Mirella ha una conversazione spiritosa, arguta, brillante. Mi piace ascoltarla per ore.
Mirella è una biondina frizzante con tanti interessi. Mentre i suoi genitori guardano la televisione in cucina, noi ci sediamo sul divano in salotto e restiamo a parlare e baciarci.
Alcune sere quando i suoi genitori sono andati a letto presto, io ho convinto la ragazza a fare l'amore. Dopo l'ebbrezza dei nostri corpi nudi, dopo l'eccitamento e l'orgasmo, mi sento triste e annoiato. In quei momenti capisco perché dopo il coito l'uomo si sente triste. Dopo aver fatto l'amore, dopo aver scaricato i miei impulsi, io penso: tutti questi sacrifici, lotte, rinunce, sottomissioni, per conquistare la femmina; tutta questa perdita di tempo, di energia, di denaro per arrivare fin qui, a letto con lei. Allora provo un senso di rabbia, di nausea, di avvilimento e un bisogno intenso di solitudine, di distacco, di lontananza da questa ragazza stupida e frivola.
In quei momenti il bisogno di distacco sembra essere eterno e irrevocabile. Invece dopo 3 o 4 giorni gli ormoni ritornano a girare nel mio sangue e ritorna il desiderio, ritorna il bisogno di sesso, e la femmina diventa attraente, importante, degna di sacrifici. Allora ritorno a casa di Mirella, cerco la sua compagnia, le porto dei regali.
Questo processo si è ripetuto decine di volte in me. Quante volte dovrà ripetersi ancora prima che io ammetta la schiavitù umana verso il sesso?
Ma Mirella mi piace oppure no? È la ragazza che desidero e alla quale legarmi per tutta la vita? È la mia donna ideale? C'è un solo modo per saperlo. Questa sera andrò a casa di Carmen
Carmen è una prostituta 40enne che abita in una casetta, in un vicolo stretto, nella parte vecchia del paese. Arrivo emozionato, come sempre succede quando si va a un appuntamento d'amore. Suono il campanello, dico il nome dell'amico che mi ha mandato (la parola d'ordine) poi salgo le scale mal illuminate.
Sono accolto da una donna formosa coi capelli rossi, che mi fa entrare in cucina con le pentole che bollono sui fornelli, da dove si spande odore di minestrone. Carmen è gentile. Mi offre da bere, ma io preferisco andare subito in camera da letto. Qui ci spogliamo e facciamo l'amore.
Quando abbiamo finito entro in bagno, mi lavo, poi pago e vado via.
Uscito in strada corro subito a casa di Mirella. Come le altre sere ci sediamo sul divano e io ascolto i suoi discorsi, le sue chiacchiere.
Adesso, senza la schiavitù del sesso, vedo e valuto Mirella. Adesso vedo la vera Mirella, non quella che immaginavo sotto la spinta del desiderio. Solo adesso riesco a valutarla obiettivamente e imparzialmente. Mirella è una ragazza bellina. È piccola e il suo corpo tende a ingrassare. Ha il viso rotondo e insignificante; ha le mani sudate e un foruncolo sotto il mento.
Finito l'esame del lato fisico passo a quello psicologico. Mirella è pettegola, intrigante e superficiale. Mirella è maligna, antipatica e ha una visione della vita ristretta e convenzionale.
Dopo un po' la ragazza si accorge che la sto ascoltando senza interesse, ma non importa. Questa è l'ultima volta che mi siedo su questo divano, accanto a lei.
Domani, sarò un uomo nuovamente libero e solo.

Aprile 2002

 

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