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Una civetta che vede alla luce del sole

Non voleva saperne niente di quegli urli…vedeva ombre dappertutto e questo le bastava. Ombre nere, piccole, fugaci che la circondavano, l’atterrivano;simili a piccole bestioline malefiche…Poteva gridare quanto voleva;lei non avrebbe scostato la tenda per lasciarsi ferire gli occhi dal sole ormai alto, non avrebbe spalancato la finestra per far tacere quella voce violenta, diabolica, che congela il sangue…lo avrebbe lasciato ammazzare sua moglie, a chi importava d’altronde? Nessuno la credeva quando gridava dalla sua soffitta che quell’umo era un ubriacone, scansafatiche, pazzo…Già pazzo, detto da lei che vedeva le ombre;che non apriva mai le finestre, che usciva solo di notte come le civette…E civetta era il suo soprannome nel paese, e come quel animale dal canto lugubre anche lei era riconosciuta come una portatrice di sventure:sarebbe bastato un suo sguardo, dicevano, per avere un biglietto di sola andata per l’inferno…Era una medusa dell’era moderna;una donna che vedeva le ombre, cioè il diavolo, quindi da tenere alle dovute distanze, da non guardare mai negli occhi e se questo accadeva bisognava subito scappare verso la prima chiesa confessarsi e farsi benedire…Un sistema utile per far placare quelle urla, il suono delle botte sul volto di quella donna, che si era dimenticata da tempo di essere umana ed assumeva sempre più le sembianze di una pietra da scalfire, violentare, gettare da una rupe e dimenticare…
Ma oggi non ne aveva voglia;non voleva vedere gli occhini quella donna che guardavano verso la sua finestra come quando si guarda il sole dopo la tempesta…chiedeva pietà.. ma un pazzo può provare pietà? Non trovava risposte in quella stanza buia, piena solo delle foto dei suoi due amati genitori, illuminate da candele funeree;no, non poteva provare pietà, perché per provare pietà bisognava soffrire e della sofferenza lei, nell’arco dei suoi trentacinque ani non ne aveva mai visto l’ombra…
Il mondo fuori soffriva;il sole che faceva invecchiare la pelle dei contadini;l’aquila che ghermiva con i suoi artigli affillati le sue prede, la bimba che piangeva per la morte del suo cagnolino, l’amata abbandonata:loro sì che avevano un motivo per dolersi.. Lei no, di cosa doveva spiacersi? Aveva tutto;aveva le foto dei suoi genitori, coloro i quali le avevano costruito quella soffitta inespugnabile, dalla quale neanche il sole nefasto che ti fa vedere il volto del tuo sequestratore e violentatore, poteva entrare…ed ogni giorno accarezzava il volto degli unici due esseri umani che non le avevano fatto del male;che anche dopo la loro morte le avevano assicurato cibo, delegando uno sconosciuto di lasciare pranzo, cena e colazione sul pianerottolo del suo appartamento. Aveva tutto, anche quelle ombre che le facevano compagnia….. cosa le mancava….
IO TI AMMAZZOOOOOOOOOO-un urlo che squarciava i sensi e li gettava lontano come le viscere delle galline appena sgozzate;una minaccia nuova per la sfortunata vicina;mai era arrivato a tanto quel’uomo …bisogna fare qualcosa.. bisognava vedere…semplicemente vedere e lei vide;vide quel uomo con una cinghia;quella donna in mezzo alla strada dal volto insanguinato camminare a carponi come un cane;vide e fu vista…l’ubriaco ebbe un momento di disorientamento;inebriato dai vapori di Bacco ci mise un po’ di tempoa metabolizzare che la civetta lo stava fissando. Gettò una bestemmia e fuggì, barcollando verso la chiesa più vicina. La donna rientrò a casa aggrappandosi ai muri e senza voltarsi verso la civetta;anche lei ne temeva il malaugurio;forse temeva i suoi occhi più delle mani del marito. Ma alla civetta non importava;l’importante era che quel chiasso di cui solo il mondo del sole è caratterizzato finisse. Doveva ancora pulire le cornici delle ultime duecento novanta foto dei suoi genitori, ed aveva bisogno di silenzio per intonare la ninna-nanna che la sua adorata mamma le cantava fino a pochi mesi fa…

Lei aveva visto;l’unica, anche se pazza, in quel vicinato a vedere il sangue sul volto di quella donna, ad udirne il pianto soffocato e le suppliche;forse non si meritava appieno il soprannome di civetta, perché a differenza dei suoi simili, lei vedeva anche alla luce del sole…

 

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7 commenti:

  • marcello cardinale il 11/11/2009 22:43
    Troppo personali
  • Giorgia Spurio il 05/11/2009 13:10
    ma è stupenda!
    mi piace un casino.
    l'ho letto tutto d'un fiato.
    è originale, è macabro ed è vero.
    la gente è ignorante e pensa solo all'apparenza.
    la gente è sola ed egoista e si chiude nella sua soffitta.
    la gente dà soprannomi e preferiscono i pugno del proprio marito piuttosto che incrociare le chiacchiere scaramantiche, piuttosto che incontrare gli occhi di una civetta.
    è un racconto stupendo che ci racconta due angoli della nostra società, anzi più angoli.
    un uomo ubriaco, un marito che picchia la moglie, una moglie che non lo denuncia, una donna che crede alle scaramanzie, l'ignoranza della gente, una persona infine diversa chiamata civetta ma può avere anche un altro nome è quella emarginata è quella che forse soffre senza saperlo è quella che vive nel suo mondo è la diversa.

    bellissimo racconto!
  • Giancarlo Stancanelli il 08/11/2008 18:35
    Va giù che è un piacere. davvero.
    tranne il finale, un po' (tanto) tirato via.
    E poi controlla gli errorini, umanissimi comunque!!
  • Francesca Tanti il 09/12/2007 18:07
    Bella, mi ha dato i brividi! Complimenti!!
  • Claudio Amicucci il 23/11/2007 23:39
    Scivola via ma è un po' confuso. Ti do un consiglio: rileggi prima di postare perché ci sono dei piccolissimi errori di ortografia, che capitano a tutti del resto, ma è meglio evitarli. Ciao.. continua a scrivere.. Claudio
  • Ugo Mastrogiovanni il 23/11/2007 15:40
    Buona la padronanza della sintassi e corretto il racconto, molto personali le idee.

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