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Gli Ultimi Cavalieri

Il cielo è terso sopra la Francia in questa primavera di guerra. L’inutile carneficina continua ormai stancamente da oltre due lunghissimi anni. Ernst Udet è in perlustrazione col suo Albatros sopra le linee nemiche. Sembra una giornata tranquilla, di quelle che entreranno solo come un numero nella sua vita. Ad un tratto un minuscolo punto appare all’orizzonte, facendosi, ad ogni istante, sempre più grande. Uno Spad. Un aereo da caccia francese che vola in solitario. Forse ha smarrito la sua squadriglia. Forse è un novellino. Nessuno è così folle da avventurarsi da solo in mezzo alla caccia tedesca. Sicuramente sarà una nuova tacca da aggiungere al computo delle vittorie. Si avvicina. Incominciano le manovre di aggiramento. Se la cava bene il francese. I due sono talmente vicini tanto che Udet riesce a leggere una scritta sul fianco dell’aereo nemico. “Vieux Charles”. Vieux Charles! Esclama. Ma è Guyeamer! George Guynemer, uno dei più famosi assi francesi.
Il duello è serrato. I due assi compiono manovre ai limiti del possibile per i piccoli aerei. Improvvisamente le mitragliatrici del caccia tedesco si bloccano. Udet tenta in tutti i modi di riattivarle, ma gli sforzi sembrano inutili. Ormai è la fine. Ormai è la fine. Rassegnato attende solo l’ultima scarica del francese che metterà fine alle sue sofferenze. Ma il giallo caccia non gli si mette in coda. L’asso francese, resosi conto della situazione, lo affianca. I due volano affiancati per qualche secondo. Udet è sbigottito e guarda pietrificato il rivale. Guynemer alza la mano destra in segno di saluto e dirige il piccolo caccia verso le proprie linee.
Il sole comincia ormai a tramontare sui cieli di Francia. E su un giorno che qualcuno non scorderà mai.

 

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5 commenti:

  • Matteo Antaresi il 30/10/2009 20:54
    A differenza di alcuni commenti precedenti, devo dire che questo breve ma significativo spacco di realtà l'ho trovato interessante. Forse, però, ha ragione davide sher: qual è lo scopo di tale finestra aperta verso uno scenario in cui la guerra è manifestazione, quasi danzante, di pariottismo? Qui, anche la paura e lo smarrimento sono motivo di fiero eroismo.
    Grazie, Andrea Oldani, per questo raro specchio dell'eroe, ma caldamente ti invito a sviluppare questa idea, di per sè altamente didascalica, in qualcosa di più ampio, magari in un romanzo in cui i protagonisti si muovano con così tanto fervore all'interno di una psicologia e di un carattere a più ampio spettro.
    Grazie dell'attezione
  • davide sher il 03/04/2009 10:35
    non ho capito dove vuoi andare a parare
  • Anonimo il 04/12/2008 19:11
    Si... con qualche arrangiamento può diventare interessante!
    Complimenti...
  • Van Hudy il 07/12/2007 19:42
    Davvero niente male. A mio modestissimo parere però dovresti curare un po' di più la parte emotiva dei personaggi.