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Nascita di una fata

Fu nel capire la triste verità che Sylvia desiderò con tutto il suo cuore di dissolversi in quella deliziosa aria di inizio novembre. Sì, dissolversi, inabissarsi, immergersi in quel vento carico di segreti e foglie secche…lasciarsi trasportare, inerme, invisibile, impalpabile. Novembre era per lei il crepuscolo dell’anno, e amava quell’ atmosfera ancora flebilmente illuminata e non abbastanza fredda da impedirle le tanto amate, quanto indispensabili, passeggiate solitarie nei boschi.
Quando Sylvia era nei boschi, i boschi erano in lei. Irti sentieri addolciti dall’eterno canto del torrente, umidi e ombrosi come i suoi pensieri, illuminati talvolta da un timido raggio di sole alla ricerca di un passero a cui donare calore, in cambio di un gorgheggio.
Questo era Sylvia: ombra sotto un pino e sole sui suoi rami…un esercito di contraddizioni marciava in quegl’irti e dolci sentieri della sua mente, ingannando lei stessa sulla rotta da seguire. Ecco perché unicamente nella solitudine del bosco ella riusciva a ritrovare sé stessa, poiché più fitta e oscura era la sua strada, più facile era per lei trovarne una parallela nella sua mente.
Fu così che tale pomeriggio d’ inizio novembre, mentre la deliziosa, fresca aria le abbracciava ogni fibra e il bosco la omaggiava col suo morbido tappeto rosso e giallo, mostrandosi in tutto il suo splendore, Sylvia fu sconvolta dalla sua esitazione, dalla sua incertezza, dalla sua paura. Rami, radici, ombre, occhi che scrutavano dal profondo nel profondo della mente…tutto ciò era parte di lei un tempo! Ora così terribilmente estraneo…
Le sue ginocchia toccarono violentemente il terreno e, con le candide mani strette sulle orecchie e gli occhi sbarrati, in un gesto di disperazione, cercò di sentire ancora la voce della civetta, lo scrosciare dell’acqua, i sussurri degli alberi…buio e oscurità e nessun timido raggio di sole vide in sé…volle dissolversi, inabissarsi, immergersi nel vento che conosceva il suo segreto, disperatamente…tornare ad esser parte della sua natura.
Sylvia era leggera, sinuosa…sentiva il suo corpo affievolirsi in un dolce sibilo…voltandosi, vide solo la bianca luna nella sua algida bellezza e, nel tocco del suo raggio, capì di essere finalmente parte dei suoi boschi, come fin da bambina aveva sognato. Leggero, impalpabile spirito della natura…le contraddizioni lasciarono spazio a pura coscienza della sua bellezza, poiché lei era il bosco. Ora poteva difenderlo, difendersi dall’uomo, con cui più nulla aveva da spartire…con sibili e con rami spezzati che battono sui tronchi, con penombre e inquieti canti di civetta……

 

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6 commenti:

  • Anonimo il 22/02/2009 11:08
    Originale, ben scritto
  • Chiara S. il 18/01/2008 15:54
    è proprio l'atmosfera che volevo far risaltare! grazie del commento, Maria
  • Maria Lupo il 18/01/2008 00:18
    Il contenuto è vago ma lo stile è perfetto e l'atmosfera molto suggestiva.
  • Chiara S. il 16/01/2008 15:53
    detto da autori come voi... stento quasi a crederci!! troppo gentili
  • Ivan Bui il 16/01/2008 08:57
    Che dire, non mi resta che sottoscrivere il giudizio di Umberto (altra penna di grande valore) e attendere che tu scriva altri racconti. Hai un grande talento.
  • Umberto Briacco il 15/01/2008 19:13
    Questo è scritto veramente da dio. Hai uno stile impeccabile, armonioso, preciso. Un ritmo nel sciogliere parole che incanta. Ho opinioni molto diverse dalla tua sul rapporto uomo natura, nonostante ciò questo rimane gran racconto. Peccato che ce n'è solo tre. Saluti

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