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Corteggiamenti

Una domenica di un pomeriggio d'estate, a Legnago.
Seduto sulla panchina dell'altro lato del viale c'è una ragazza. È sola. Indossa un vestito rosso e tiene le gambe accavallate così da lasciare scoperta un po' di coscia bianca.
Io mi siedo distrattamente su una panchina libera di qua del viale e ogni tanto la guardo. È una ragazza sola e attende. Che cosa? Probabilmente che qualcuno incominci il corteggiamento.
Una cosa terribile e meravigliosa, il corteggiamento, imposto dalla Natura. Durante il corteggiamento l'uomo sottomette il suo orgoglio, la sua dignità, la sua personalità e diventa un giocattolo nelle mani della femmina, l'essere più perfido, frivolo e irrazionale di tutto l'universo. Ma è anche l'essere più attraente, quindi metto da parte i ragionamenti e decido di corteggiarla.
Dovrò incominciare a parlarle; di cosa? Di letteratura, filosofia, psicologia, storia delle religioni? Neanche per sogno. Mi crederebbe un pazzo. Dovrò fare discorsi frivoli e idioti sul caldo che fa, sul tempo, su argomenti generici che non interessano né me né lei.
Questo è l'unico sistema per arrivare a conoscere una sconosciuta. Non esistono altri sistemi. Alcuni uomini sono molto bravi in questo e conquistano le donne. Io non sono bravo; comunque qualche banalità dovrò dirla se desidero conoscerla. L'accetterà? Può sorridere e apprezzarla, può rimanere in silenzio, o ridermi in faccia e dirmi di andarmene. Può perfino darmi uno schiaffo. Ho preso due volte uno schiaffo in tempi diversi da due ragazze che mi piacevano e intendevo corteggiare. Ma di solito stanno zitte o si alzano e vanno via lasciando la panchina vuota. È sempre imbarazzante per l'uomo che in questo modo attira gli sguardi dei passanti.
Farò un commento sul caldo (siamo in agosto) poi la inviterò a prendere il gelato, anche se io odio i gelati. Naturalmente non mi conviene avvicinarmi subito. Lei potrebbe essere in attesa di qualcuno che potrebbe arrivare fra un momento: il fidanzato, compagno o perfino il marito. Così lui mi troverebbe davanti a lei e mi direbbe: "Questa è la mia fidanzata " Sarebbe ancora più imbarazzante.
Lascio passare una decina di minuti, anche se così corro il rischio che arrivi qualche altro corteggiatore. Nell'attesa guardo la ragazza; è magra, slanciata, con capelli lunghi e neri.
A questo punto, poichè non arriva nessuno, decido di attraversare il viale, camminando lentamente e fermarmi per dirle qualcosa.
Ma succede un fatto imprevisto. Prima che io mi muova la ragazza si alza e va via.
Mi alzo anche io, attraverso la strada e la inseguo sul marciapiede. Spero mi si ripresenti un'altra occasione, oppure dovrò raggiungerla e inventare qualche cosa da dire. È ancora più difficile corteggiarla mentre cammina in mezzo alla gente, ma non mi resta altro da fare.
La ragazza svolta in una via laterale e la perdo subito di vista. Dopo un po' la vedo lontano su una bici. È perduta.
Guardo l'orologio: sono le 6 pm. Forse doveva andare a casa, forse è andata via perché sulla panchina è arrivato il sole; forse ha intuito le mie intenzioni e non voleva essere corteggiata da me.
Per saperlo dovrò tornare ancora qui, domenica prossima.

Agosto 2001

 

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