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Due donne

Vado a casa di Samantha, per invitarla a una mostra collettiva di pittura. Lei è una mia amica pittrice che conosco da anni.
Mentre mi avvicino alla sua casa, noto che le pittrici si assomigliano tutte. Anche qui, come altre che ho conosciuto, c'è il cortile pieno di gatti, ci sono i vasi con i fiori e le piante esotiche.
Mi apre Samantha, una donna sulla quarantina con una pettinatura complicata e una vestaglia fantasiosa. Mi prende la mano, mi dà un bacino di benvenuto e mi attira dentro.
L'interno è anch'esso intonato all'esterno, quasi come un suo prolungamento. Uno stanzone troppo grande e troppo in penombra. Dovunque c'è disordine di quadri, dipinti, stoffe, tende, tappeti, divani
Lei mi offre da bere caffè, tè e liquori rari; tutte cose che detesto, così per farle compagnia prendo un bicchiere di acqua. Mi mostra i suoi quadri sparsi un po' dappertutto. Quadri grandi, enormi, troppo colorati con soggetti banali e disegnati in maniera infantile. I quadri non mi piacciono, ma per gentilezza le dico che li apprezzo.
Poi mi fa accomodare su un divano troppo soffice. Si siede vicino a me, un po' troppo vicino, e incomincia a narrarmi i suoi sogni, i suoi rapporti difficili con la famiglia, la sua giovinezza infelice e tante altre cose. Adesso mi parla di astrologia, un argomento privo di interesse per me. Vuole farmi l'oroscopo al quale non credo ma, per non apparire scortese, devo fingere di credere a queste scemenze.
Dal suo modo di trattarmi, io percepisco tutta la disponibilità di questa ragazza ad essere amata. Nei suoi discorsi percepisco tutto il suo bisogno d'amore frustrato.
Purtroppo percepisco anche la mia mancanza di attrazione verso di lei. Penso che questa donna non mi piace. Non mi piace niente di lei e del suo mondo. Non mi piace il suo viso, la sua pettinatura e neppure il suo nome, troppo pretenzioso. Non mi piace il suo vestito troppo fantasioso. Non mi piacciono i suoi quadri e neppure la casa dove vive, troppo dispersiva e irrazionale, strapiena di cose inutili, suppellettili e chincaglierie.
Più tardi ci salutiamo e quando esco da lì mi sento sollevato da tutto il nervosismo e l'irritazione che avevo accumulato.
Lo stesso pomeriggio, mentre cammino per la via vedo la mia amica Cristina, seduta da sola su una panchina della piazza davanti alla chiesa. Ha un bel vestito scollato e una spilla a forma di fiore fra i capelli. Cristina assomiglia alle donne del pittore Delvaux.
Negli anni passati ho tentato di corteggiarla, ma mi ha sempre respinto; alcune volte abbiamo chiacchierato, altre volte è stata fredda e sprezzante. Questo inverno quando l'ho incontrata è stata molto scortese perché mi ha mandato via con un gesto della mano. Mai una volta ha accettato l'invito di uscire con me.
Dopo queste riflessioni mi avvicino cautamente alla ragazza e le dico piano:
"Ciao Cristina. Come stai?"
Restando seduta sulla panchina incomincia a parlare con tono allegro; dice che sta bene e sta aspettando l'arrivo degli sposi.
Allora io la incoraggio a parlare e lei mi racconta che sua sorella sta per sposarsi perché è rimasta incinta; l'altra sua sorella invece si sposerà l'anno prossimo.

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