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L'uomo solitario

Italia 1981. C’è confusione per le strade di Palermo, un uomo sta correndo per la strada inseguito da quattro uomini, cerca di entrare in un bar ma lo respingono e all’improvviso gli uomini lo raggiungono e lo uccidono con tre colpi di pistola. La polizia arriva sul luogo del delitto e chiedendo ad alcuni testimoni informazioni utili, scopre che in una casa vicino al luogo del delitto, è stato commesso un altro omicidio dove una mamma e una figlia sono state uccise qualche ora prima. Roma, 2001, la polizia sta indagando su una serie di omicidi in varie parti della città, le vittime sono tutti pentiti mafiosi e si è scoperto che sono stati assassinati proprio dai mafiosi. Su una montagna alta, vive un cacciatore di animali che vive in solitudine e tre volte a settimana scende in città per consegnare legno ai falegnami o alle case e vendendo i peli degli animali usati per fabbricare pellicce. Quest’uomo era diventato molto importante in città, si sapeva solo che il suo nome era Flavio e che aveva una grande amicizia con il commissario Alessandro sonetti. Tutti i cittadini vedevano Flavio come un uomo povero, senza amore, senza odio, senza dolore cioè un uomo vuoto e in giro da un po’ di anni si era sparsa la voce che era “cieco”, ma un giorno quando sentì suonare il campanello della sua casa in montagna, appena aprì la porta, il suo cuore venne profondamente colpito da una donna o meglio una postina che gli consegnò una lettera e firmò. Mentre vide la donna allontanarsi con una bicicletta, Flavio si rese conto che non aveva mai ricevuto posta e in quello stato confusionale ricordò solo un nome Clorinda, il nome che gli aveva detto la postina prima di dargli la lettera. Flavio si lavò, si riposò e lesse la lettera che era del commissario Sonetti che diceva di correre subito in commissariato perché aveva scoperto delle cose su di lui e sulla sua famiglia. In commissariato il commissario spiegò a Flavio che suo padre era stato ucciso dalla mafia perché era un pentito e oltre a lui anche la famiglia, Flavio era l’unico sopravvissuto perché la madre fece giusto in tempo a portarlo a casa di Alessandro allora piccoli, ma, Flavio purtroppo dalla finestra, riuscì a vedere la morte della mamma e della sorella diciottenne e da allora, l’incubo lo sogna ogni notte. Flavio doveva ringraziare Alessandro di averlo fatto prendere la patente, avergli trovato quella casa e quel lavoro emergente perché Alessandro doveva abitare lì con la moglie. Il padre venne ucciso a Palermo mentre la famiglia stava a Roma. Ovviamente Flavo non era muto, ma era rimasto traumatizzato dalla morte della madre. Alessandro riferì a Flavio che anche la famiglia di Clorinda è stata uccisa dalla mafia. Da quel giorno Flavio ha pensato sempre di vendicarsi della mafia anche se non sarebbe stato facile. Un giorno Flavio in città, vide Clorinda con Alessandro e lei stava piangendo e Alessandro gli spiegò che gli aveva detto della sua famiglia. Il pomeriggio Clorinda andò a casa di Flavio e gli disse che lui era diverso da tutti gli altri uomini che aveva incontrato ed era stata attratta dai suoi strani modi e siccome avevano una storia in comune, decisero di vendicarsi della mafia con l’aiuto della polizia. Anche se non voleva, Alessandro decise di aiutare i due con le indagini, scoprirono che i mafiosi siciliani erano nascosti in una vecchia casa a Roma. Flavio in un certo modo si sentì in colpa e pensò che Clorinda ora, potrebbe diventare come lui e non solo per questo la sera la invitò a cena a casa sua per parlare del piano. Il piano era semplice, ora che la polizia aveva scoperto il nascondiglio dei mafiosi, Flavio andava avanti, l’idea era quella di fargli capire il male che avevano causato e poi farli arrestare. La sera Flavio disse a Clorinda che per una donna questa missione sarebbe stata troppo pericolosa e la notte, successe che i due finirono a letto insieme e così fino a pranzare il giorno dopo. Il pomeriggio Clorinda disse a Flavio di restare a casa dei mafiosi, Clorinda disse a Flavio di restare a casa e mentre Flavio e i poliziotti andarono a casa dei mafiosi, Clorinda per la sua vendetta, decise di andare anche lei da sola. Flavio bussò, disse di essere uno spacciatore che voleva la droga, e mentre spiegò chi fosse al boss, i poliziotti irruppero la scena e iniziarono una sparatoria. Proprio allora Clorinda entrò nella casa e il boss si ricordò subito di lei il quale gli aveva ucciso la famiglia solo due anni fa e la rapì chiedendo un riscatto ai poliziotti. Mente i poliziotti si organizzarono, Flavio, assetato di vendetta, rubò la pistola di Alessandro e inseguì il boss con un auto della polizia nella speranza di Clorinda e vendicare le loro famiglie. Arrivarono in una casa vecchia e rotta dove Flavio disse al boss di arrendersi e mentre il boss dal nome Don Leone, puntò l’arma sulla testa di Clorinda, Flavio premette il grilletto della pistola e la polizia arrivò giusto in tempo a fermare Flavio mentre il proiettile colpì solo il muro. Don Leone fu arrestato, Flavio e Clorinda andarono a vivere insieme e Alessandro era contento per il caso risolto e per il suo vecchio amico che era tornato ad amare e vivere, il suo amico-fratello FLAVIO.

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