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Racconto d' inverno

Era dicembre e si avvicinava il Natale. Matteo abitava in una valle tra alte montagne, in un casolare modesto ma confortevole.
In cucina c'era un bel caminetto e tutta la casa era calda perché i genitori di Matteo mettevano in tutti gli ambienti eleganti bracieri di rame montati su treppiedi in ferro battuto. Ma occorreva molta legna. Matteo aveva tredici anni e conosceva benissimo il territorio che si estendeva intorno alla sua casa, compresi i sentieri che salivano verso le montagne circostanti. I genitori si fidavano di lui e perciò gli avevano dato l'incarico della raccolta della legna. Il ripostiglio vicino alla stalla ne era quasi pieno, ma quell'inverno era particolarmente rigido e tutti i componenti la famiglia pensavano che ci si dovesse mettere al sicuro, tagliando altra legna. Una mattina Matteo prese lo slittino-carrello, gli attrezzi per tagliare la legna e si avviò per un sentiero verso un bosco dove sapeva di trovare buona legna da ardere. Un vento gelido sferzava il suo viso ma il ragazzo era tranquillo: il cielo, tranne qualche banco di nuvole, era sereno e il sole, quando faceva capolino da una nuvola, mandava un certo tepore. Almeno questa era la sensazione di Matteo. Passò poco tempo. Il ragazzo si era spinto abbastanza in alto. Improvvisamente il cielo si oscurò e una fitta nebbia calò su tutto il paesaggio. Matteo cominciò ad avere paura di perdere l'orientamento. Per sua fortuna, poco lontano da lui, si poteva scorgere una grotta scavata nel fianco della montagna. Matteo, muovendosi con cautela, la raggiunse e vi entrò. Sul pavimento c'era uno strato di paglia. Probabilmente i pastori vi facevano rifugiare il gregge, in caso di pioggia o di nevicate. Matteo si sedette sul morbido tappeto e dopo un po', per la tensione e la stanchezza, si addormentò. Si svegliò al crepuscolo e subito lo assalì l'angoscia. C'era ancora molta nebbia e non poteva certamente avventurarsi alla cieca per tornare a casa.
Intanto i genitori, allarmati per il forte ritardo del ragazzo, avevano avvertito le guide alpine che erano partite subito con i cani da soccorso, alla ricerca del disperso. Su, nella grotta, Matteo cercò di placare l'ansia. Pensò alla scuola, agli amici, ai giochi e, piano, piano, si addormentò. Sognò di stare al mare. Il cielo era limpido e il sole giocava con l'acqua, creando luminosi riflessi. La sabbia era calda e Matteo se la faceva scorrere lentamente tra le mani, formando sulla battigia tante piccole
dune. Sul mare scivolavano placide barche a remi e, più a largo, grandi imbarcazioni a vela solcavano le onde, sospinte da un buon vento e lasciando una bianca scia come un lungo nastro di seta. Matteo si rotolava felice nella sabbia ma, da montanaro che aveva visto il mare solo una volta in gita scolastica, non osava entrare in acqua. Felice e stanco di tante capriole, Matteo si distese supino sulla sabbia, lasciando tutto il corpo esposto al sole. Qualcosa di leggermente ruvido e caldo accarezzò il suo viso. Il ragazzo si svegliò e rimase a bocca aperta. La nebbia era scomparsa. Il sole era alto sull'orizzonte e il cielo terso e azzurro. Il paesaggio era totalmente cambiato. Piccoli ghiaccioli pendevano dai rami di pini e abeti. Arroccati sulle naturali terrazze delle montagne i paesini sembravano tante greggi di pecore scure.
"Ehi! - disse una voce scuotendolo - Come stai? Hai rischiato di morire assiderato ma, per fortuna, siamo arrivati in tempo. Dai, non fare troppa scena. Si vede che stai bene!" Chi parlava era una guida alpina e la calda carezza che Matteo aveva sentito sul viso, era della lingua di un San Bernardo. Matteo balzò in piedi e provò a camminare, ma le gambe erano troppo deboli. "Adesso non fare l'eroe - disse la guida - Bevi un sorso di questo" Gli porse una bottiglietta di cognac. Matteo ne bevve un sorso e sentì un grande caldo. "Dammi la mano - disse la guida al ragazzo e, rivolto al cane: tu seguici! Cerchiamo, per quanto possibile di allungare il passo. I tuoi genitori, Matteo, sono stati avvertiti che tutto è a posto ma, fino a che non ti vedono non ci credono"
"E la legna? - chiese Matteo. "Non ci pensare - rispose la guida- farete bastare quella che avete".

 

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