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Il circo

Ho sognato le scale. Scale alte. Scendere ogni gradino era come saltare giù in un burrone. E io scendevo giù, sempre più giù con fatica, ma procedevo a scendere verso un mondo che mi spaventava, con il cuore in gola.

Profumi nauseabondi lì in basso e facce che sorridono isteriche. Maschere e pagliacci,
foche ammaestrate e animali in gabbia. Odalische colorate, leoni e domatori, diavoli travestiti da santi, giocolieri di vite, prostitute ammiccanti, cloni convinti di essere unici, coriandoli e magiche polveri bianche che rendono immortali i più deboli.
Voglio fuggire, penso mentre le risa acidule mi entrano in testa come inquietanti motivetti stonati. Tutti contenti nei loro castelli di cartone, in quel circo di vanità e miseria dorata mi invitano a restare...
Ho Paura.
Esco risucchiata da un mondo di zucchero filato, troppo dolce per essere reale, troppo inconsistente.
All'improvviso sono così vuota che potrei perdermi e svanire per sempre in un universo di niente.
Mi riempio di colori e di visioni, di musica e di fiabe sfavillanti. Infiniti giri di valzer, principi azzurri aspettati invano, sogni tristi, illusionisti e mimi, orologi impazziti che si sciolgono come in un quadro di Dalì. Mi riempio così tanto per non restare vuota che alla fine ho solo voglia di vomitare.
E sono di nuovo vuota.
Perché non sono fuggita subito? Forse perché scalare quei gradini infiniti è molto più difficile che buttarsi semplicemente giù pensando di volare come ho fatto per scendere.
Esiste una via di uscita? Sì che esiste, devo solo trovare la volontà per iniziare a scalare, forse pensando che lassù in cima mi aspetta la mia unica, reale e semplice Anima.

 

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