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LUISA E L'ISOLA DI WIGHT

Luisa aveva riccioli biondi, pelle chiara, occhi celesti, Portava una lunga catenina d’oro che all’epoca testimoniava la sua appartenenza a famiglia benestante e al tipo di lavoro di suo padre, orefice.
Luisa era mia compagna di banco alle elementari e spesso ci scambiavamo reciproci piaceri.
Lei mi faceva il problema di matematica, io l’ aiutavo nel tema.
Condividevamo tutto, persino la gomma masticata che lei mi porgeva amorevolmente dalla sua bocca e che io accettavo inconsapevole dell’esistenza di microbi e batteri.
Avevo per lei una sorta di ammirazione - invidia, sentimenti piuttosto confusi a quell’età, perché era di una bellezza non comune dalle nostre parti e inoltre capiva di matematica tra una massa di alunne sprovviste di quelle abilità.
Alla fine delle elementari suo padre, sull’orlo del fallimento, decise di chiudere il negozio ed emigrare in Inghilterra per raggiungere dei parenti.
Rimasi malissimo a quest’annuncio perchè ci eravamo giurate eterna amicizia.
Cosi un giorno d’ autunno partirono.
Restammo per alcuni anni in contatto ma poi pian piano quelle lettere, che aspettavo sempre con tanta ansia, si trasformarono in cartoline e poi non ci furono più rapporti.
Gli unici contatti sporadici che mi legavano a lei erano ormai solo i racconti di sua sorella maggiore Celeste che mi teneva al corrente della sua vita.
Ma quella estate del 69 ricevetti una cartolina. Arrivava da un posto che non conoscevo: l’isola di Wight una piccola isola al largo della costa sud della Gran Bretagna.
Alla fine di agosto si svolgeva là un grande concerto con la presenza di Bob Dylan.
Il Festival britannico era alla sua seconda edizione e riprendeva l'altrettanto celebre festival americano di Woodstock in quanto a rassegna giovanile musicale improntata al concetto di pace e amore, flower power, summer of love, e tutti gli altri slogan del periodo hippy.
Luisa mi scriveva che era lì con il suo compagno e mi raccontava brevemente le sue esperienze, differenti certamente dalle mie, legate alla musica e agli ideali spirituali della filosofia orientale.
Attraverso strade diverse anche lei, criticando i valori della classe borghese, le armi nucleari e la guerra nel Vietnam, era alla ricerca della pace.
La invidiai per questa avventura nell’isola ma la mia visione politica mi faceva giudicare poco concreta e piuttosto idealistica la sua scelta per cambiare il mondo.
Purtroppo non riuscì a vivere a pieno i suoi ideali e la sua giovane vita.
Nel giro di qualche anno, morì di leucemia. Era l’ inizio di primavera.
Ogni volta che ascolto la canzone dei Dik Dik “L’isola di Wight” penso a lei.

Sai cos’è l’isola di Wight
È per noi l’isola di chi
Ha negli occhi il blu
della gioventù
Di chi canta
hippy hippy hippy
hippy hippy

 

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3 commenti:

  • Chira il 13/03/2014 10:30
    Si, i Dik Dik e l'isola di Wight... quanti sogni. Giovane e fresco racconto che sa di gioventù.
    Chiara
  • Anonimo il 13/03/2014 10:25
    per sempre a camminare in cerca della vita. A Luisa
  • Ivan Bui il 23/08/2009 23:14
    ... un bel ricordo, un omaggio... racconto breve ben scritto.

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