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Requiem Per Un Sogno Vecchio e Per Uno Nuovo

Emigrati. Economici, politici, bianchi e di colore : emigrati. Gente che parte con la speranza di una vita migliore e che non ha fatto i conti su quanto sia difficile andare e cominciare da capo, per di più in un paese straniero. Hanno una cosa in comune : sono emigrati. Gente che non sa più dov’è il suo posto, dove si trova la sua casa. Fisicamente vivono e lavorano in un paese straniero ma l’anima e il cuore li hanno lasciati nel loro. Il sogno di una vita migliore presto finisce, la vita è dura da per tutti, i problemi sono relativi. Per di più rimani sempre straniero. Un uomo senza un passato che ti sostiene, un eterno infido, a cui manca il fiato tutte le volte che sente che è successo qualcosa, tutte le volte che vede in tv i crimini causati da emigrati. Su di te si può pensare e dire ogni cosa, sei un straniero, uno sconosciuto, e dello sconosciuto la gente ha sempre paura. Allora stringi i denti e tiri avanti. E chi non lo farebbe? Torna per le vacanze nel suo paese, con una montagna di malinconia nel cuore e spera di trovare i suoi amici che ha lasciato là, quel piccolo bar, la dolce vicina di casa con la quale ha condiviso per anni e anni i suoi problemi e preoccupazioni. E trova … cambiamenti. Gli amici non hanno più tempo per te, il bar non c’è più, al suo posto c’è un altro edificio alto, il ritmo della vita e cambiata. Ti dicono che qualcuno è diventato ricco, e qualcuno fa la fame. Ancora peggio qualcuno non c’è più tra i vivi… Ci sono così poche le cose che non le trovi cambiate, cosi poche, che cominci a sentirti straniero nel tuo paese e non vedi l’ora che i giorni di vacanza, oramai pieni di rabbia, passino in fretta per ritornare al tuo lavoro e che la vita prenda i suoi ritmi. Ti senti uno straniero che lascia il tuo paese per tornare di nuovo straniero in un paese straniero. L’aereo decolla e tu giri la testa per vedere anche una volta indietro, e tutta la tua rabbia svanisce e la malinconia ricomincia a crescere dentro la tua anima, di nuovo pesante come una montagna e hai l’occhi pieni di lacrime e di disperazione mentre il cuore ti dice : questo è il tuo paese. L’aereo continua a alzarsi e tu sei sopra il mare. Fai una promessa a te stesso, un giorno ritornerò per sempre. Adesso sei sopra le nuvole, in alto, molto in alto, e la promessa diventa desiderio e il desiderio cresce, e la mente torna a quella città che hai appena lasciato, alle sue strade, a quegli amici e a quel bar che non hai trovato, e il desiderio si trasforma in un sogno. Un nuovo sogno, che prende forma ogni giorno e comunque sia sei consapevole che più passa il tempo più diventa difficile realizzarlo. Allora lassù, più su, nel confine tra i due paesi, ti rendi conto che ormai non appartieni più totalmente a nessuno dei due, sei rimasto senza patria, sei un emigrato, sei un uccello migratorio che si muove non secondo le stagioni dell’anno ma secondo le possibilità finanziarie e le stagioni della malinconia del cuore. E da quà un urlo silenzioso si solleva dalla tua anima, come una bestia ferita caduta nella trappola, nella trappola ingannatrice di un sogno nuovo e di uno vecchio che cambiano i posti continuamente.

 

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2 commenti:

  • suzana Kuqi il 19/03/2008 22:33
    Grazie per avermi capito, e proprio quello che volevo espimermi. Un caro salute Suzana.
  • Aedo il 19/03/2008 15:14
    Mi hai commosso, Suzana: io sono stato fuori per lavoro otto anni, ma sempre in Italia e ho vissuto sensazioni simili alle tue. Ma per chi è straniero, deve essere terribile non ritrovare nulla nel paese d'origine e non sentirsi integrato del tutto nel nuovo. Sarebbe come se qualcuno ti avesse estirpato il cuore della tua identità... Vedrai comunque che qui i veri amici li troverai, pronti a tenderti una mano... Il finale della tua riflessione è altamente poetico e denso di significato.
    Un caro saluto
    Ignazio

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