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Fulmini & Saette S. p. A.

Immerso nel silenzio della sua cameretta in affitto, Iperbaldo era seduto allo scrittoio: con gli occhi chiusi, e le dita già allungate sui tasti della sua fedelissima, si trovava proprio in quel momento magico in cui l'idea in testa era già bell'e formata, e di lì a qualche istante si sarebbe trasferita, fluida, alle mani, perché la fissassero per sempre sul candore di un foglio nuovo.
Se ti è mai capitato di trovarti in una situazione simile, sai bene quanto quell'equilibrio sia fragile, delicato e fugace: comprenderai bene, dunque, l'intero sgomento che rapì Iperbaldo, nell'attimo esatto in cui venne meno la corrente, e la sua cameretta in affitto piombò d'un tratto nell'oscurità più completa. Imprecò tra i denti, ma non ci mise tutta la fantasia, né la voce, di cui era senz'altro capace: temeva che la sua preziosissima idea potesse sfuggirgli, mimetizzata nel traffico delle male parole.
Fuori imperversava il temporale: fino a pochi istanti prima pareva così lontano da Iperbaldo, quasi fosse in un'altra dimensione, e non semplicemente di là dal vetro doppio della sua finestra che guardava il fiume. Non avrebbe davvero mai creduto che qualche lampo potesse nuocergli, mentre si considerava al sicuro, nella sua tana accogliente. Ma, ora, scaricava sulla bufera tutta quanta la colpa delle sue attuali sventure: ogni tuono lo faceva trasalire, e gli alimentava la digià ben nutrita voglia di esplodere in improperi.
Ma si trattenne, ben conscio del rischio che non aveva alcuna intenzione di correre. Per un bel po', quanto in effetti non avrebbe saputo dirlo lui neppure, se ne rimase semplicemente seduto lì, con gli occhi chiusi e le dita già allungate sui tasti della sua fedelissima: a cullare la sua brillante idea, perché non gli fuggisse di tra le dita proprio ora.
Solo dopo qualche tempo si decise ad alzarsi, con estrema cautela ed attenzione, per andare a cercare un lume. Lentamente, aprì la porta, e scese a bussare all'uscio della signora Dargini, la padrona di casa. Misurando con gran cura le parole, per non offrire alla sua scalpitante idea l'agognata occasione di evadere, le chiese se, per caso, non avesse qualche candela, per lenire le tenebre che l'avevano avvolto.
Un torrente in piena l'investì, ma se l'aspettava: ed ecco che dovette aggrapparsi a due mani alla sua povera idea, per non farsi trascinare via dalla corrente. La Dargini si era messa in moto, e non si sarebbe arrestata finché non si fosse lamentata a dovere del maltempo, e poi della rete elettrica, e dopo dell'inverno che arrivava, e ancora dei molti malanni che l'umidità le risvegliava, e quindi anche del cane del vicino e di quel buono a nulla del sindaco, e chissà mai di quante altre cose in più. Ma, intanto, tra una carica e l'altra, riuscì a fornire al povero, spaesato Iperbaldo ciò di cui abbisognava.
Gli fu necessario fermarsi qualche momento, per consentire alla sua concentrazione di riposarsi appena, prima di potersi permettere l'ascesa fino alla sua buia cameretta in affitto, ma poi tornò, finalmente, a sedere allo scrittoio. Con grande cura e gesti parchi, accese la candela: attese che una qualche goccia scivolasse sul fondo del posacenere, per l'occasione promosso a bugia, e vi assicurò il suo prezioso lume, ché non ne cadesse per incidente.
Tornò infine a chiudere gli occhi, e ad allungare le dita sui tasti della sua fedelissima: un fremito di piacere gli si formò alla base della nuca, e rapido e caldo scivolò giù per la schiena, quando si rese conto che la sua tanto coccolata idea era sempre là, al suo posto, ed era ancora pronta per trasferirsi, fluida, a quelle mani che l'avrebbero subito fissata, per sempre, sul candore di un foglio nuovo.
Quando aprì gli occhi, fu sorpreso: la corrente era tornata, la vecchia lampada a reostato che aveva presa a prestito dall'ufficio del commissario Maigret ronzava, tutta contenta, nel freddo bagliore che spargeva d'intorno. Iperbaldo si lasciò sfuggire un'esclamazione di sollievo e gratitudine, poi si accinse ad incominciare.
Ma la sua idea non c'era più: se n'era uscita, a braccetto con l'esultanza.

 

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