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Codici segreti

Con gli uomini è difficile comunicare, quasi impossibile; ma con le donne è ancora più difficile. Poiché le donne quando parlano usano i codici.
Un giorno un amico mi presentò una signora che era anche una prostituta. Dopo aver conversato, quando arrivò il momento giusto, io le feci la domanda obbligatoria:
"Signora, possiamo fare l'amore?"
Questa donna rispose: "Perché no?"
Non mi disse sì; disse <perché no> che nel linguaggio femminile significa <sì>. Aveva usato un codice, come fanno tutte.
Con le donne raffinate e sofisticate, i codici sono molto più complessi. Il sì non lo usano mai; rispondono sempre no, e questa parolina ha tutti i significati: sì certo, sì incerto, forse, sì in futuro, no con dispiacere, no certo, no ora, no mai
C'è da impazzire. Eppure gli uomini da sempre frequentano le donne e si sottomettono. I più esperti potrebbero fondare un nuovo capitolo della linguistica.
Anche Sabrina, la mia attuale fidanzata, adopera un codice e io sono sempre incerto sul significato da attribuire ai suoi discorsi. Io non so se ho interpretato giusto i suoi sentimenti. E lei non me lo dice subito, solo dopo ore o giorni arrivano gli elogi o i rimproveri. A volte mi sembra di impazzire a stare con lei. Perché fa così? Perché le donne sono complicate. O forse nel momento di decidere lei non sa che decisione prendere, e dice un no generico per prendere tempo, per rimandare la decisione in futuro.
Oggi le ho chiesto se domenica verrà con me in gita al lago di Fimon; ha risposto <no>. Io ho insistito e lei ha acconsentito. Adesso la responsabilità ricade tutta su di me. Se la gita riuscirà bene, senza incidenti, lei dopo mi premierà con baci, abbracci e paroline dolci tipo: <Che carino, hai intuito subito che era quello che desideravo>. Se invece la gita riuscirà male, causa pioggia o incidenti, Sabrina mi rimprovererà dicendomi: <Te lo avevo detto di non andare; vuoi sempre fare di testa tua >
Adesso è una bella sera tiepida, quasi di primavera e vado a prendere Sabrina per fare una passeggiata. La ragazza indossa un vestito nuovo, di tela ruvida, con bretelle, che assomiglia a una tuta da meccanico. So che questo modello è di moda e tutte le ragazze lo comprano. Sabrina mi chiede se mi piace il suo vestito. Io vorrei dirle che mi fa schifo, che preferirei qualcosa di più soffice, di più femminile. Ma se sono sincero rischio di rovinare la serata. Se le dico che non mi piace il suo vestito è come se le dicessi: <Non mi piaci tu>. Perciò mi affretto a dirle:
"È molto bello, è un ottimo modello, hai buon gusto nelle scelte".
Ma Sabrina non crede alle mie parole! Ho esitato un attimo prima di parlare e lei, dalla espressione del mio volto, ha intuito i miei pensieri. Oppure ho pronunciato le frasi non con il giusto tono.
Lei capisce subito che non mi piace il suo vestito; mi dice alcuni rimproveri, si arrabbia e ritorna indietro da sola.
Camminando dietro di lei la supplico di perdonarmi, anche se non ho fatto niente di male, tento di addolcirla facendo il pagliaccio.
Niente da fare. Questa serata è rovinata e Sabrina rientra in casa sbattendo la porta.
È stata tutta colpa mia, oppure del vestito. No, se ci penso bene, la colpa è di quelle creature assurde che si chiamano donne.

Febbraio 2002

 

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