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Dolce accarezzare

Ho freddo dice, mentre tremante cerca la mia spalla, stringimi sussurra, al mio corpo di immobile marmo, perché non mi afferri? Leggo nei suoi occhi. Se solo tu volessi strapperei la mia pelle per appiccicartela addosso e non staccarmi più da te, queste parole scrivono le sue mani strisciando sui miei vestiti. Incapace di parlare, paralizzato dalla paura di un movimento sbagliato, il mio passato fa ombra sull’uomo che credevo di essere, ruba i colori alle mille sfumature che so di avere.
Lei mi guarda, per un attimo vede quello che con fatica cerco di nascondere a tutti, quel nervo scoperto che ancora fa male, quel dolore che segretamente cova braci accese sotto la cenere. Non te ne andare, mi afferra la mano quasi facendomi male, un brivido avverto, non per il dolore ma per essermi sentito vivo per un attimo, se soltanto mi conficcassi le unghie nella pelle forse mi sveglierei da questo sonno stregato, quegli occhi mi fissano cosi intensamente cercano di strapparmi briciole di verità, li sento mordere sui miei silenzi. Un lampo e mi fa assaggiare il calore di un bacio, mi ritrovo con lei che stringe la mia nuca con le sue mani delicate, sento sul mio volto la sua pelle bianca e fresca, le sue labbra morbide e umide accarezzano le mie, che secche e assetate, immobili quasi fossero di cristallo avvertono la sua presenza ma come un bocciolo troppo giovane restano impaurite al pensiero di schiudersi. Cosa ti prende? Chiede alle mie orecchie addormentate, ho paura, riesco a risponderle piano. La dolcezza che disegna nelle sue espressioni, quel sorriso di chi ha capito senza alcuna spiegazione, ti prego non farmi portartelo via, lo ruberei in un solo istante, lo desidero cosi ardentemente. Notte fonda ormai, sento che le mie difese vacillano mentre gusto il suo profumo, la pallida luce di un lampione accentua sul suo viso le ombre dei sui profili, è bella, ma perché continua ad accarezzare e smussare la tristezza stampata sulla mia faccia? Abbasso lo sguardo e la mia mano vedendomi in difficoltà mossa da un istinto primitivo di protezione ferma quei suoi movimenti, un passo indietro, ti prego lasciami andare io non posso, queste parole seghettate da un intermittente singhiozzare in gola sembrano colpire in pieno la sua sensibilità di donna, tu forse non puoi ma io so che vuoi, lo sento, ed è questo che conta, con voce sicura, decisa e dolce allo stesso tempo come quella brezza fresca che c’è al mattino in riva al mare, scuote il tronco del mio albero facendo cadere a terra tutti i frutti che lasciavo mature al tempo, il mio cuore è malato non sa amare un'altra persona, sto tentando di curarlo dimenticandola, ma non è facendoti del male stanotte che guarirò, cosi provo a tenerla lontana, mentendo, a lei che continua a tenermi le mani e a me che vorrei baciare quella lacrima che adesso si affaccia dalle sue palpebre.
Sarei troppo egoista a prendere la sua innocenza, come posso pensare di macchiare quel suo sorriso sincero e caldo solo per trovare un po’ di conforto, mi avvicino la stringo solo per un istante, troppo poco per cedere al mio istinto, troppo lungo per non darle un bacio. Buonanotte, le dico cercando di farlo nel modo più delicato che conosco, ma stavolta è lei a restare muta, quella lacrima prende strada sulla sua pelle, una fitta allo stomaco mi assale lasciandola cosi, incapace di dirle ciò che vorrebbe sentire. Mi volto di spalle, se non la vedo posso trovare il coraggio di non tornare indietro, me ne vado, ad ogni passo mi maledico, ogni rumore di chi mi cammina dietro mi fa temere che sia lei che mi segue ancora, presuntuoso mi scopro ogni volta che rallento e mi faccio sorpassare, non è certo lei, ha capito che l’avrei fatta soffrire, si è accorta dei lividi che porto ancora dentro e ha avuto paura, infondo era quello che volevo spiegarle. Accompagnato dai pensieri arrivo a casa, non so perché mi guardo intorno prima di chiudere il portone, il rumore che fa quando si chiude mi fa balzare il cuore in gola, ma perché? Sono sicuro di aver fatto la cosa giusta, ma allora perché? Entro in casa, davanti lo specchio del bagno mi guardo e mi vedo ancora sconvolto, un po’ d’acqua fredda restituisce un lieve rossore al bianco pallido del mio viso, è tardi, tolgo i vestiti, li lascio un po’ qua e la quasi per simulare una confusione dovuta al disordine della mia vita, mi metto a letto do la buonanotte a tutte le mie ansie e socchiudo gli occhi, gusto il silenzio della notte e mentre il mio respiro si fa più lento quella pace viene spezzata dal suono del citofono. Cosi tardi, può essere solo lei, salto dal letto e vado ad aprire, eccola davanti a me ancora un po’ affannata dalla corsa sulle scale, ma bella e candida come una luna piena su un cielo notte, si vede chiaramente che ha pianto, i suoi occhi sono ancora lucidi, ma sono incantevoli e grondano emozioni, se non mi chiudi la porta in faccia io adesso entro e questa mia notte la voglio regalare a te, questa frase è quello che capisco dal muovere lento delle sue labbra, mi passa a fianco e io non mi sposto, la vedo che va verso la mia stanza, muoio dalla voglia di saltarle addosso ma resto ancora all’ingresso e lei sapendo di essere guardata, forse addirittura sentendosi il mio sguardo addosso, lentamente lascia scivolare a terra i suoi vestiti. Quando ormai nuda rimane, si volta verso di me conservando ancora quello sguardo puro e innocente, ho freddo, dice piano, non so dove andare a cercare un po’ d’amore per coprirla dalla testa ai piedi, ma brucio di desiderio e il suo corpo è splendido, sinuoso, succoso, intrigante, sensuale, quei sui capelli lunghi cadono sulla sua pelle, morbidi e leggeri, rendendola ancora più affascinante. Vado da lei, chiudo la porta della stanza, la fisso per un attimo poi la bacio e le faccio capire che quel bacio è quello che le avrei voluto dare poco prima sotto quel lampione, sembra quasi averlo capito, perché mi sorride proprio come aveva già fatto. Il letto prima disfatto dal rivoltarsi dei miei pensieri ci accoglie generoso tra le coperte, è una danza il suo corpo sul mio, riesci a sentire il mio cuore come batte? Dice quella creatura incantevole, mentre appoggia le mie mani sul suo seno per sentirlo ancora più forte, apro la diga che tratteneva la mia dolcezza, non risparmio una carezza sul suo corpo, non freno nemmeno un bacio sulla sua pelle, le do tutto quello che di più intenso trovo dentro me, accolgo le sue mani su di me, la sua pelle profuma di salsedine,

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6 commenti:

  • Fernando Piazza il 16/04/2011 19:00
    Intenso e poetico. Passionale e struggente. Non servono tante parole, quelle le hai espresse e profuse egregiamente nel tuo lungo e profondo monologo. Un consiglio tecnico. Armonizza la scrittura andando a capo. Spezza il ritmo delle frasi mettendo dello spazio bianco, così sembrerà di respirare meglio. Sennò si va in apnea e il racconto risulta opprimente. In questo modo le tue parole risalterannoi di più, si assaporeranno meglio e sarà un piacere da gustare fino all'ultima riga. Bravo
  • Kasumi Suzumura il 04/10/2008 01:01
    Pietro sei un grande scrittore... Questo brano è stupendo! Complimenti...
  • Pietro Zappia il 03/07/2008 21:39
    grazie a tutti per i bei commenti.. alberto, davvero significativo il tuo, anche il dolore è un sentimento, tiene testa persino all'amore, anche perchè spesso è suo figlio, ma anche in esso non si deve mai smettere di cercare l'intensità della vita.
  • Tina Gargiulo il 02/06/2008 11:15
    molto bello complimenti

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