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Reincarnazione ( Bangalore's feedback)

La speranza di apparire un giorno più concreto rispetto alla mia attuale astrattezza, è quantomai poco concreta tenuto conto dell’astrattezza con la quale procede ogni mio minimo tentativo di miglioramento in tal senso. Pertanto, preso atto che l’unica concretezza ottenibile sia qualche divagazione poco meno astratta del solito, rinuncio decisamente e rimango a librarmi nel limbo dentro al quale mi sono fino ad ora crogiolato.
Mi libro come quando ero un falco pellegrino nel senso stretto del pellegrinaggio. Non riuscivo mai a trovare il mio nido e volavo rimbambito fra le cime dei monti fino a quando mi stancavo e finivo per costruirne un altro. Sono sempre stato affetto da amnesie croniche e dimenticandomi la posizione del nido che di volta in volta rifacevo, di conseguenza dimenticavo anche la moglie ed i relativi falchetti. Avrò avuto una ventina di vedove e sessanta orfani in giro per le catene montuose..
Tutto il bosco mi prendeva per il culo.
E io giravo.
Un giorno decisi di interrompere la mia carriera di falco non mi ricordo i motivi, ricordo solamente che diventai un ragno piuttosto peloso forse pensando che qualche pelo sul corpo o le ataviche fobie verso gli aracnidi incutessero più timore.
Il problema del nido era risolto. Facevo la ragnatela nel mio angoletto e mi piazzavo nascosto in attesa delle vittime, forse più dormendo che aspettando, comunque era un mestiere molto meno impegnativo del precedente.
La prima ragnatela che feci fu un disastro. Era in pratica una ics con qualche divagazione sparsa di filamento tant’è che gli insetti vi sfrecciavano attraverso i buchi con espressione giocosa e divertita. Quando imparai a costruire una ragnatela decente, stavo per morire di fame ma nessun insetto cadde nella mia trappola perché senza accorgermi feci la mia tela in una sala operatoria.
Il mondo degli insetti mi prendeva per il culo.
E io filavo.
Quando decisi di non essere più un ragno, barattai la mia ragnatela per un’ala di formica volante ed ebbi una crisi d’identità non poco indifferente. Sostanzialmente trattatavasi di raggiungere il massimo risultato senza fare niente ma non riuscivo a vedere una soluzione al problema. Iniziò così la mia carriera di lombrico. Non so perché proprio il lombrico, un po’ perché non ricordo (reminescenze da falco) e un po’ perché i lombrichi non fanno la ragnatela. Mi si presentò subito un problema. Che cavolo mangiano i lombrichi? E fu buio pesto…ma buio in tutti i sensi perché vivendo sotto terra diventai più miope di quando ero un falco e di quando portavo le lenti a contatto.
Scavavo alla ricerca di oggetti commestibili e quando sbucavo all’aperto venivo abbagliato dalla luce e ci vedevo ancora meno di prima. Mangiavo la terra ma non era buona. Ero proprio un invertebrato. Dopo molti mesi non ero ancora riuscito a scoprire di cosa nutrirmi.
Tutto ciò che stava sottoterra mi prendeva per il culo.
E io scavavo.

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6 commenti:

  • Rocco Burtone il 11/07/2009 14:40
    Grande capacità raccontativa. Mi ha preso
  • Antonino Gaspare Caponnetto il 07/02/2009 16:11
    L'inizio prometteva male, ma poi si è rivelato divertente e soprattutto originale. E sembra una canzone in prosa. Complimenti.
  • alfonsa palacano il 03/05/2008 08:09
    Bravo. anche se la cosidetta morte é il solo rivestirsi di una cosa vecchia in nuova.. e la vecchia si dimentica.. Tu hai ben descritto le Tue tante volte che Ti sei reincarnato --
    Il tuo racconto da me letto tante volte mi è molto piaciuto.
    Un caro saluto

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