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Al Consorzio

Il rumore del mare, e le onde che s'infrangono fra gli scogli, dei bambini che giocano sulla spiaggia sotto un sole cocente, il sudore gocciola sulla pelle abbronzata, le mani bagnano la sabbia, e come calore all'orizzonte, il vociferare della gente.
Con una giornata così il Consorzio brulica di persone, osservarle camminare sul bagnoasciuga stanca gli occhi, riempie la testa di volti e corpi appena accenati, il mare luccica tra le loro anatomie.
All'ombra delle capanne aleggia una tranquillità surreale, un ragazzo seduto ad un tavolo con i piedi nella sabbia umida s'infila chicchi d'uva nella bocca uno dopo l'altro, gli anziani dormono, le donne leggono, i bambini costruiscono universi di sabbia, adornandoli di uomini in miniatura.
Il cielo è azzurro ma se ora provi a guardarlo, il sole ti acceca e t'imprime la sua forma nella testa.
Al consorzio le capanne sono tutte verdi, d'un verde calmo e rilassante, un verde che ricorda il passato, a volte rigato di bianco, un passato ormai lontano, un passato senza desideri ma soltanto piaceri, un passato in cui la felicità non se n'è ancora andata, per ritornare a volte.
D'un tratto i bambini si alzano e distruggono tutto quello che avevano costruito, i loro castelli, fortini, montagne, vulcani, caverne, tunnel, colpendoli con pugni e calci, saltandoci sopra di pancia, distruggono i loro universi fondendoli al suolo, dopo averli distrutti la loro soddisfazione è al culmine.
Da una capanna qualcuno calcia una palla, che prima fa cadere una scopa, poi fa vibrare gli sdrai, ribalta una sedia e s'infossa nella schiena d'un bambino, e giù a ridere, ma
AL CONSORZIO è vietato giocare a calcio.
AL CONSORZIO è vietato fare rumore prima delle tre.
AL CONSORZIO è vietato giocare con pistole ad acqua prima delle tre.
AL CONSORZIO è vietato sfuggire dai propri genitori.
AL CONSORZIO TUTTI TI CONOSCONO quindi attento.
AL CONSORZIO è vietato ai bambini infastidire gli adulti.
ma almeno ci si prova, la partita inizia, si suda e ci si impasta di sabbia e sudore, un colpo parte troppo in alto e il solito coglione prende una donna sulla testa, le risate dei bambini scrosciano e subito la donna s'accascia portando una mano alla fronte come si fa a teatro per dar maggior enfasi ad un finto svenimento, ed i bambini ridono ancora di più.
Le facce attorno sono indignate, tutte, tranne quelle delle mamme, che ovviamente sono in maggioranza, ed ora la donna finta svenuta si alza e protesta, lei chiama il direttore, lei li fa smettere di giocare, lei sarebbe potuta morire e per giunta era sempre lei ad essere colpita, questa era la quinta volta nel giro di una settimana.
Poco dopo il direttore arriva, e pacato come poche persone al mondo instaura una nuova legge
AL CONSORZIO è vietato ai bambini attentare alla vita degli adulti.
Ma tutti i bambini sanno che quella legge è finta, loro non la volevano colpire mai, quella donna, anche se quando succedeva era divertente; Il direttore l'ha creata solo per quella donna un po' pazza, e a dir la verità ce n'è più di una, tutte quelle donne quando il pallone arriva, anche se non le colpisce, fingono in qualche modo di esserne rimaste percosse, tentano di far valere la sensazione di terrore e morte che hanno provato quando quel pallone ha improvvisamente scosso la loro vita apatica, ma una cosa importantissima da tenere a mente è che se un bambino dice che qualcuno finge, quel qualcuno finge.
poi quando si cresce si scopre che se non si trova un perchè alla finzione, non si può additarla a finzione.
Ed il perchè è quasi sempre troppo sottile per essere capito.

 

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2 commenti:

  • Emiliano Rizzo il 04/05/2008 11:38
    l'accostamento tra la legge del "vietato" e la supremazia del bambino che regolamenta le leggi fittizie è una metafora molto poetica, vorrei che fosse vera. mi è piaciuto anche se è molto complesso capire ciò che volevi esprimere. bello perchè ognuno soggettivizzerà la metafora della vita che vive, in queste tue righe. la capacità di osservare esternamente se stessi per poi (come un elastico) ritornare dentro e guardarsi.

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