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L'aspirante seduttore

Se non ci fossero gli occhi gonfi di Federico, e quel suo sopracciglio gonfio e bluastro come una melanzana, si potrebbe anche ridere. La sua disavventura assomiglia a una di quelle farse paesane delle quali si è perduto perfino l’odore, coi personaggi fissi della moglie bella e un po’ civettuola, dello spasimante troppo cruento e, per concludere, del marito grosso come un armadio.
A complicare le cose vi è una particolarità di Federico, mio amico sin dall’infanzia, il quale è sensibile agli odori della cucina e, in particolare, a quello del fritto di pesce: avvertirlo ed eccitarsi amorosamente è per lui tutt’uno.
Pur avendo la mia età, Federico è un fans della musica metallara; si veste da metallaro! Lavora nella ditta di suo padre, dove anch’io ho impiego.
L’inizio della sua disavventura può essere collocato fra le ore undici e mezzogiorno e mezzo di quattro giorni fa. Federico sente odore di fritto di pesce proveniente, senza dubbio alcuno, dalla cucina della ragazza che abita dirimpetto l’ingresso della fabbrica paterna. Federico, che non è mai stato curioso, sa soltanto che si chiama Annalisa (lo ha letto su una busta recapitatagli per errore) e che è infinitamente bella; una bruna da capogiro, insomma… uno splendore di donna. Ignora se abbia o no un marito, un amante o semplicemente un fidanzato.
Per ulteriore conoscenza, Federico chiama un veterano dell’ambiente lavorativo per chiedergli che cosa ne sa di quella ragazza.
“Credo che quella donna conviva con qualcuno che raramente presenzia da lei. Lavoro qui da vent’anni, e nessuno conosce meglio di me la signora Annalisa e il suo convivente spesso in giro per l’Italia a commerciare prodotti di cosmesi. Tra quei due non c’è stato mai dell’amore, quindi figuriamoci, se può interessare al convivente sapere come trascorre la giornata solinga la sua donna!”
Travolto dall’odore del fritto, che produce in lui effetti afrodisiaci, Federico decide di compiere un tentativo in grande stile allo scopo d’infilarsi sotto le lenzuola della bella. Trovo doveroso intervenire…
“Evita, Federico! Parola di un amico e collega!”
“Non t’impicciare, altrimenti dirò a mio padre di licenziarti!”
All’altro lato del marciapiedi, Federico fischietta un motivo e ottiene così che la deliziosa Annalisa si affacci.
“Buongiorno, signorina!”
“Buongiorno a lei.”
Federico le sorride e lei ricambia. Per lui i giochi sono fatti. Oh, Dio mio…
Rotea più volte l’indice, nella mimica universale di chi vuole prendere appuntamento, e scambia la sua risatina per un formale assenso. Pensa e ripensa, stabilisce anche di dare la scalata al balcone della donzella così da aggiungere un pizzico di temerarietà nell’impresa. Eh, sì… le donne amano chi rischia per loro. Ovviamente, allo scopo di evitare noiose curiosità, tutto avverrà col favore delle tenebre. Verso mezzanotte, insomma.

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2 commenti:

  • Gianmarco Dosselli il 27/05/2009 19:44
    Prezioso intervento, Ugomas. Grazie! Subito ho accolta la tua "richiesta" (diciamola così: in effetti, rileggendo la frase indicatami, un "sapore" imperfetto c'è. Già "regolata".
  • Ugo Mastrogiovanni il 27/05/2009 17:00
    Quando un racconto incomincia con una descrizione così particolareggiata come quella de “L'aspirante seduttore”, (titolo di tutto riguardo ai giorni d’oggi), è già un programma. In realtà, una proposta ben realizzata, perché continua fino alla conclusione, finale che il lettore si sforza di immaginare, ma non ci riesce! La figura di Federico, non senza un po’ di commiserazione, attrae molto; è così ben tratteggiata da sembrare quasi una maschera con una facies tra l’antico e il moderno. Simpatica e inserita al punto giusto la precisazione dell’autore < non pratico il ruolo del palo…>. Così come immaginata, trovo, finalmente, decorosa la rappresentazione della notte d’amore e perfino romanzesca < la scalata al balcone>. Insomma, in racconto che ho letto con piacere e che, senza alcun dubbio, si fa apprezzare.
    Nella frase < Lavora nella ditta di suo padre, dove anch’io ho impiego nella medesima.>Mi permetto di suggerire l’eliminazione di quel “nella medesima”, che trovo dialettale e ripetitivo.

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