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Birra e follie

Birra e follie

L’ennesimo Oktoberfest del mio paese, e per l’ennesima volta la birra continuerà a scorrere a fiumi per due settimane. Madama “birra”, all’ultimo anno, ha avuto in sedici giorni oltre trecentomila visitatori che se ne scolarono cinquecentomila litri! Pazzesco!
Così, anche quest’anno la festa d’autunno trascina nella sua gioiosa atmosfera gente di paesi limitrofi e da luoghi lontani. Bello l’Oktoberfest del mio paese; si resta affascinati dai molteplici aspetti di questa manifestazione (creata da mio padre, sindaco al suo secondo mandato), nella quale si mescolano il bello e il terrificante, l’ingordigia, le risse e la sensualità. C’è più sesso che amore. Più ruvidezza che tenerezza. Anche simpatia e gioia di vivere.
Io e i miei collaboratori gestiamo il padiglione per la vendita della birra, il “Bräurosl”, posto sui tre ettari di prato ingiallito dove si muove, come impazzita, un’interminabile processione di formiche umane, sbandando di qua e di là, eppure in qualche modo guidata da una misteriosa disciplina. Quando scende la sera e ghirlande di luci illuminano il padiglione, le due giostre e i baracconi, tutto si trasforma in una scena fiabesca. La parte più significativa, a parer mio, consiste il tintinnio dei boccali alzati per i brindisi, lo schioccare di baci e l’acquisto di sigarette e souvenir.
La confusione è unica, inimitabile. Pacifici pensionati mangiucchiano ciambelle salate e salcicce di maiale con l’immancabile birra. Fiori e foglie di plastica decorano i carri carichi di botti contenenti litri di birra. I bambini divorano lo zucchero filato o tengono stretti i palloncini o assistono a uno spettacolo di un pagliaccio.
Allo scoccare di una certa ora, il “mastro artificiere” fa partire cinque castagnole, dando inizio alla fantasia pirotecnica, uno spettacolo nel quale centinaia di granate di vario calibro si alzano dalle basi di lancio, aprendosi in cielo in una rutilante fantasmagoria di luci e colori. Come vuole la tradizione, con il gran finale una sequenza incalzante di botti, colori ed effimere figurazioni che costituiscono un emotivo ed emozionante pezzo di bravura del mastro artificiere. Segue un totale e breve silenzio, poi odo l’entusiasmo trattenuto della gente prorompere in applausi, urla e fischi.
Dopo lo spettacolo pirotecnico, il mio paese continua ad essere nient’affatto sonnacchioso; in un fazzoletto di terra abbiamo allestito un palco, scrupolosamente al coperto e vietato ai minori, per uno spettacolo di strip-tease, dedicato alle ragazze presenti la festa. Buon Dio, forse non dovevamo… non pensavamo quello che poi sarebbe accaduto. I due aitanti spogliarellisti locali, mio cugino e un amico palestrato, hanno avuto seri problemi: decine di ragazze vogliono stuprarli! I due ragazzi (mio cugino piangiucchia come un bamboccio!) si sono salvati a stento dalle stupide oche che, con i seni al vento, hanno assaltato il palco. Che figuraccia! C’è anche la tivù locale che ha ripreso di tutto, ma mai trasmettendo (ovviamente) la parte dove le scatenate femminucce hanno assaltato il palco, strappato agli artisti (mica tanto) anche le mutandine evitiche e gli urli: “sesso, sesso, sesso…”

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