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Empirio è appena morto. Dopo un lungo viaggio attraverso un tunnel nero, scorge una lucina che gli si approssima a forte velocità. La luce è calda e rasserena il suo animo di artista sofferente. Ha avuto una breve ma intensa vita sulla Terra, tanti peccati, molti rimorsi. La luce si spalanca ai suoi occhi di defunto, nuvole bianche e soffici si perdono all'orizzonte. Un grande portone dorato gli si fa incontro, è lui che gli si avvicina inconsapevolmente. Sulla soglia lo accoglie a braccia aperte un uomo molto anziano, una lunga barba bianca, pochi capelli, un grosso mazzo di chiavi alla cintura. È il buon san Pietro. "Dimmi Empirio, perchè ti sei ucciso?" lo interloquisce il mastro di chiavi. "Perchè ero povero... perchè avevo un figlio e non sapevo di che nutrirlo... perchè ero un artista stravagante... perchè ero solo un pittore... un bravo pittore ma sempre e solo un pittore ero..." si giustifica Empirio, triste della sua condizione, anzi, della sua ex-condizione di vita. Empirio era un po' anche felice, perchè si rendeva conto che nonostante la sua recente morte, egli era ancora ben vivo e pensante. Era confuso, non capiva bene dove si trovasse, nè del perchè di quella conversazione. "Empirio..." lo interrogò san Pietro "ma tu hai fatto solo un dipinto! Perchè ti sei suicidato?". Empirio provò a rispondere guardandolo dritto negli occhi "Un quadro solo, è vero, ma cos'è l'arte? La qualità! Non la quantità! E in quel quadro ci ho messo tutto me stesso: le luci, la bellezza, i fiori, i colori, riflessi che contrastano la bruttezza della squallida vita che conducevo...". San Pietro guardava nel vuoto di fronte a sè, come immaginando il quadro di Empirio "Si molto bello, lodevole, ma ancora non mi hai risposto... perchè ti sei ammazzato?!". Empirio cercò dentro di sè la risposta, chiuse gli occhi e coraggiosamente esordì "Affinchè la mia unica opera venisse valorizzata economicamente oltre che esteticamente... l'unica opera che... un artista giovane, morto per amore del proprio figlio... almeno mio figlio non dovrà patire la fame...". San Pietro annuì pensosamente. Si accarezzò la lunga barba bianca e poi prese Empirio a braccietto e passeggiando sulle nuvole gli parlò "Guarda, morto sei morto, quindi è giusto che tu sappia la verità...". Empirio lo guardava attento, buttando ogni tanto lo sguardo alla sua sinistra, ove finiva la nuvola su cui i due camminavano. Allargò gli occhi per lo stupore che il precipizio gli procurava. San Pietro proseguì "... il tuo quadro, anzi il tuo UNICO quadro è andato... distrutto, distrutto nell'incendio che hai appiccato per suicidarti... quindi?". "Quindi... cosa?" lo interrogò Empirio sentento le gambe cedergli nonostante fosse già morto. "Quindi dimmi, che cosa hai imparato da questa esperienza?". "Che è preferibile nascere ricchi...?", "No! A Dio non interessa che tu sia ricco o povero, Lui ti ama comunque". "Che il suicidio non è una soluzione...?", "No! Che tu muoia prematuramente per mano tua, oppure di vecchiaia, a Dio non interessa, Lui ti ama comunque". "Che non si possono fare dei progetti tentando di prevedere il futuro...?", "No! Che tu faccia degli sbagli o che tu segua la retta via, Dio ti ama comunque". "Che l'arte non paga?", "No! ... allora, ti arrendi?". "Ok, mi arrendo" disse Empirio che ormai si stava spazientendo, oltre che essere felice di essere vivo, e triste che era morto inutilmente. "Ok mi arrendo!" ripetè Empirio con enfasi affinchè gli venisse concessa la risposta, che folgorante san Pietro gli rivelò. "Ebbene, sia che tu viva, sia che tu muoia, non c'è mai nulla da imparare che Dio non sappia già!" e san Pietro, districandosi fulmineamente dal braccio di Empirio, lo spinse con forza scaraventandolo di lato affinchè egli, perdendo l'equilibro, attraversasse le nuvole ricadendo verso la sua prossima reincarnazione.

 

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4 commenti     1 recensioni    

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1 recensioni:

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  • Mamma Pigra il 11/10/2012 15:04
    Sarebbe proprio bello che succedesse. I suicidi andrebbero proprio 'puniti' con la reincarnazione. Divertente e istruttiva.

4 commenti:

  • Emiliano Rizzo il 12/05/2008 22:29
    bhè Fulvio, la tua critica è corretta. Questo racconto è molto "raggruppato" come dici tu, ma non è un vero e proprio racconto. L'uso del verbo al presente l'ho usato per dare impressione di un fatto che si svolge mentre il lettore lo legge, mi interessava di più far passare il messaggio, la metafora, che non l'estetica o la battuta finale. Il tuo commento è in sintonia con la tua opinione e te ne sono molto grato, la schiettezza di questi tempi è un bene prezioso da conservare. Grazie! Continua così.
  • Anonimo il 12/05/2008 21:58
    Emiliano, scrivimi circa il mio commento. Mi interessa molto conoscere il tuo pensiero. Ciao
  • Anonimo il 12/05/2008 14:44
    Grafica troppo raggruppata che non favorisce il lettore. Comunque, tu sei molto al di sopra di questo brano, caro Emiliano. (Anche quei richiami buddisti e cristiani mescolati nel finale, fanno storcere il naso persino a un agnostico come me). La capacità di cernire, autocriticare ed eventualmente buttare le nostre amatissime creature, non si acquisisce in fretta, ma poi ci fa fare passi da giganti. L'adulazione è un gran castigo e tu meriti solo schiettezza, amico mio. Da me l'avrai sempre.

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