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Via del Mascherino

Via del Mascherino è una via romana nei pressi di S. Pietro, non lontana da via della Conciliazione che la Guida di Roma definisce "retoricamente monumentale". Come questa, via del Mascherino è una via fredda, scarsamente frequentata. Non ha un'anima. Pochi i negozi: due di arredi sacri, una libreria, un'ebanisteria, un'agenzia di viaggi. Ma quando erano in piedi i Borghi che avevano una vivacissima anima popolare, via del Mascherino era stretta nell'abbraccio di vicoli e vie che si diramavano da Borgo Nuovo e da Borgo Vecchio. Allora io ero una bambina e già il nome della via"Mascherino" colpiva la mia immaginazione. Ma non era una questione solo di immaginazione. La via aveva per me un grande fascino: vi abitava il fratello di mia nonna, uno scalpellino di vecchio stampo, con la sua famiglia. La moglie Amelia che io chiamavo nonna Mella, era molto dolce con me, una dolcezza che forse le stemperava la pena che si portava dentro: le era morta, ventenne, una figlia bellissima, con una carriera di cantante lirica assicurata. Aveva la classica voce d'angelo e come un angelo era volata via da questa terra.
Nonna Mella era piccolina, vestiva eternamente di nero, una gonna lunga fino ai piedi, una giacca e una lunga sciarpa che le serviva da copricapo quando andava in chiesa. Il tutto, leggero d'estate, pesante d'inverno. Qualche volta andavo a casa sua e mi sembrava di andare in una sorta di Eden. La casa era piccola e povera ma molto originale. Una camera da letto matrimoniale con pochi mobili ottocenteschi, una cameretta per i due figli maschi con mobili di fortuna. Ma nonna Mella l'aveva resa attraente con cuscini di lana, messi qua e là, fatti da lei con gli avanzi della lana che aveva adoperato per fare calze e maglie per i suoi figli. Una piccola stanza mi incantava, mi emozionava sempre: la stanza di Tina, l'unica figlia femmina che le era rimasta. Il letto non aveva spalliere. Era una specie di cassapanca tutta ricoperta di cuscini multicolori. Davanti a questo giaciglio, la meraviglia dei miei sogni: un pianoforte verticale nero, con due candelabri sopra la tastiera.
Qualche volta nonna Mella, leggendo nei miei occhi lo stupore e il desiderio, mi metteva a sedere sullo sgabello. Apriva la tastiera e mi diceva: "Suona!" Io facevo scorrere le mie dita sui tasti bianchi e neri, così, a caso, ma il suono che ne usciva mi sembrava una musica bellissima e il cuore mi batteva per la gioia che nonna Mella mi aveva regalato. Sono convinta che la mia passione per la musica sia nata lì, da quei suoni certamente stonati ma che a me sembravano un prodigio. "Adesso andiamo a fare merenda". - mi diceva ad un certo punto nonna Mella, forse temendo per il pianoforte sul quale erano scorse veloci le mani agili ed esperte della figlia Maria, l'angelo volato via troppo presto.

 

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