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Altrove

Un'altra età, altri giorni, altri tempi, altri visi, altre vite, altre crisi, altri occhi, altre stagioni, altre strade, altri, altro. Il colore di quegli occhi lo rivedrò tra una nuvola e l'altra al tramonto, tra le ombre dei passanti di qualche grande città. Ogni volta che vedrò il dorso, il guscio marroncino di una castagna o la corteccia di qualche albero dai rami appuntiti un po' incazzati mi verrà in mente il colore dell'iride che vedevo tra un battito di ciglia e l'altro, troppo vicina ai miei, di occhi. Mi ricorderà qualcosa che la mente avrà rimosso, ma il cuore forse no. Proprio come quando fissi una persona e non riesci a capire chi ti ricorda. E allora sposti e spolveri le mensole dei tuoi momenti e contemporaneamente ti ripeti quell'immagine e ti stanchi da morire in quel cercare e cercare. Se riuscirò a trovarla, come una bambina riaprirò il mio cofanetto di foto e le sfoglierò una ad una, sorridendo per ogni sorriso raffigurato e osservando quello che era e che adesso non è più. Sfiorerò una foto col dorso della mano sperando di risentire quella pelle rimasta forse tra le mie dita, sui polpastrelli, attaccata alle linee della mia mano un po' rugosa. Ogni volta che, di domenica, mio padre si metterà sulle guance un po' di dopobarba profumando tutto il bagno, chiuderò gli occhi tuffandomi in quel profumo e chiedendomi "ma di chi era... di chi era".
Ogni volta che aprirò un libro impolverato preso, forse, in biblioteca o in qualche libreria mi tornerà in mente una stanza in mattoncini opachi col soffitto a volte sul beige, dove ogni cosa era di un semplice, quasi soffocante, color marrone. E allora mi chiederò "ma di chi era quella casa... di chi era quella casa". E quante volte mi capiterà di rileggere un articolo su uno dei tanti artisti incompresi, quelli con i grandi occhiali quadrati da intellettuali, che indossano i maglioncini di lana senza nulla sotto e amano sentire quel solletico fastidioso del tessuto sul petto, quelli che vivono in giornata costretti da un'ideale impossibile a rovinarsi la vita, e di non riuscire a ricordare dov'è che l'avevo incontrato, con chi l'avevo incontrato. Perchè alla fine, sapete, ho scoperto che di ogni cosa ricordo il meglio e il bello.
Magari avessi un altro posto, nel mondo, adesso. Quanto mi piacerebbe saltare tutto quello che vedo passarmi davanti, adesso. A volte vorrei avere la calma e la pacatezza di un vecchio che ne ha viste troppe, per prendersela ancora.

 

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1 commenti:

  • Simone Fiume il 19/06/2009 10:45
    Il testo è molto scorrevole e mi piacciono le tue descrizioni, davvero artistiche. È una lettura piacevole anche se non ho capito se il testo è riferito a una persona che si vuole ricordare o a un brutto periodo durante il quale è meglio andare altrove...

    Comunque complimenti...

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