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Cannella

Sovrastati da Lei. La fabbrica si ergeva come un tempio di divinità dimenticate, in mezzo allo squallore circostante. Grigia, plumbea, avvolta dall' alone di lugubre sacralità dei luoghi di culto.
Entrammo, o meglio, la penetrammo. Quegli spasmi di languida vitalità incorporea non potevano appartenere al piano dell' inanimato, lo sapevamo bene. Penetrammo lentamente il grosso cancello pulsante.
E avvertimmo ancora una volta il profumo. Cannella. Inebriava i cinque sensi e, forse, sfiorava corde ben più profonde, sopite nell' inconscio.
Proseguimmo attraversando il cortile. Non ci fu bisogno di forzare il vecchio portone di legno con la spranga: lo trovammo spalancato.
- ci sta aspettando - sussurrai guardando i miei tre compagni nelle pupille contratte.
L' odore adesso era diventato nauseabondo. Polvere ocra danzava leggera formando densi banchi che si dissolvevano e si assemblavano, vorticando ad ogni nostro passo. Ombre nere vi piroettavano attraverso.
E mi accorsi di essere solo, nel Nulla.
La mia spranga colpì un corpo, poi un altro, un altro ancora. Fendeva la nebbia densa color sabbia mentre l' olezzo di cannella si faceva sempre più intenso.
La polvere avviluppava l' arma in una dolce morsa e la guidava
Un altro colpo.
Ancora un colpo.
Le Ombre non danzavano più tra le spire ocra.
Ero solo.
La spranga gocciolava fluido rosso, vermiglio, illuminata dalla luce crepuscolare filtrata dal pulviscolo.
Ero solo.
Il profumo della cannella era scomparso insieme ai turbini.
Ma le Ombre non sanguinano.

 

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1 commenti:

  • Anna Raccardi il 07/02/2011 06:26
    molto bello il tuo racconto, il profumo di cannella, terrorizzante, complimenti ciao